Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/548

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Fontene. Graziosa! veramente graziosa! (’) (con ironia (^)

Rose. (Io ci patisco infinitamente. Trovo ch’ella non merita di) essere maltrattata). (Ja sé)

Doralice. Sarà meglio ch’io me ne vada. (vuol partire (^)

Fontene. Ehi dite.

Doralice. Che cosa pretendete da me? (si volta, e si ferma dove si trova (’’)

Fontene. (È, una virtuosa feroce).

Rose. (Signora, usatele carità, che lo merita), (a madama Fontene) Fontene, Dite: non volete che veniamo in camera vostra? Ci avete gente?

Doralice. Non sono (^^ obbligata di rendere conto a voi della mia) condotta.

Fontene. (Ah, che bel talento!) (a moruieur la Rose)

Rose. (Ne ha più di voi, madama). (a madame)

Fontene. Ehi? come va il concorso? Quanti sono i pretendenti del vostro merito, della vostra (^) bellezza? (ridendo)

Doralice. Ora capisco ^^\ signora mia, (avanzandosi) qual motivo qui vi conduce, e per qual ragione vi arrogate l’arbitrio di scherzar meco. Mio padre, non so per quale disavventura, è caduto nella bassezza di espormi al pubblico, di sagrificarmi. Prima però di insultarmi, dovreste (®) esaminare s’io merito il torto che mi vien fatto, se le azioni mie e il mio carattere rispondono alla mi- serabile mia situazione, e mi trovereste più degna di compas- sione, che di disprezzo.

Rose. (Ah I che ne dite?) (a madame la Fontene)

Fontene. (E che sì, che v’intenerisce?) (a monsieur la Rose)

Rose. (Un poco). (a madame Fontene)

Fontene. Non siete dunque contenta di essere sugli affissi? (a Doralice)

Doralice. Pare a voi che una figlia onesta possa soffrir ciò, senza sentirsi strappar il cuore? Ah fossi morta, prima di soffrire un sì O nero oltraggio. (I) Coti nelle ed. cit. Neil’ed. Zatla queste parole tono pure di Doralice. (2) Com Delle ed.’ cil. Neil’ed. Zatta è stampato di nuovo: con caricatura. (3) Ed.’ cit.: j’Incam- mirto. (4) C. 1.: 9/ /erma. (3) C. s.: Io non sono ecc. (6) C. i.: delta votlra tirtgolan ecc. (7) C. t.: Menda. (8) C. i.: doetale prima. (9) C. i.: coti.