Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/134

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SCENA Vili.

Don Filiberto ed il suddetto.

Filiberto. Oh signor Lindoro, buon giorno a vossignoria.

Lindoro. La riverisco divotamente. (badandogli poco)

Filiberto. State ben di salute ?

Lindoro. Per servirla. (come sopra)

Filiberto. Come sta la vostra sposa ?

Lindoro. Per obbedida. (come sopra)

Filiberto. (Ha qualche cosa per il capo). (da sè)

Lindoro. (Non posso più soffrire nessuno). (da sè)

Filiberto. Scusatemi. La signora donna Eleonora è in casa?

Lindoro. Non lo so, signore; so ch’ell’era sortita. Non so se sia ritornata. (come sopra)

Filiberto. Avrei bisogno di vededa. Se ci fosse qualcheduno che mi sapesse dire se e’ è...

Lindoro. (Mi viene in mente una cosa. Se il signor Filiberto) intendesse il francese, gli potrei far leggere questa carta... Ma se vi fossero cose che m’ offendessero...) (da sè)

Filiberto. Ditemi almeno dove posso trovare un servitore, o una serva.

Lindoro. (Sia quello ch’esser si voglia, la mia curiosità supera) ogni altro riguardo). (da sè)

Filiberto. (Ha più del villano che del galantuomo). (da sè, in alto di partire)

Lindoro. Signore.

Filiberto. Vedo che non mi badate.

Lindoro. Vi domando perdono. Scusate la mia distrazione. Ho qualche cosa che mi molesta.

Filiberto. Me ne sono avveduto. Vorrei solamente sapere se la signora donna Eleonora sia ritornata. Non vorrei andare inutil- mente al suo appartamento.

Lindoro. Andrò io medesimo a vedere se c’è.

Filiberto. Vi sarò obbligato.