Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/23

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GLI AMORI DI ZELINDA E LINDORO 17

Zelinda. Qui neppure. (a Lindoro)

Lindoro. Va tutto bene. (stando sulla porta in atto di andarsene)

Zelinda. Benissimo. (nella stessa situazione)

Lindoro. Addio.

Zelinda. Vogliatemi bene.

Lindoro. E che nessuno lo sappia.

Zelinda. Nessuno l’ha da sapere. (partono)

SCENA III.
Fabrizio esce dall’armadio.

Non dubitate, che nessun lo saprà. Sono venuto a tempo. Non mi sono ingannato, ed ho scoperto abbastanza. Lindoro è anch’egli una persona civile, che si nasconde per amor di Zelinda? Tanto peggio per me. Bisogna cercare il modo di farlo cacciare di questa casa. Il mezzo più sicuro è quello del signor don Flaminio. Egli ama Zelinda, e se viene a sapere i segreti amori di lei con Lindoro, son sicuro che farà di tutto per allontanare un rivale, ed io medesimo lo avvertirò, e gli suggerirò di disfarsene sicuramente. Bisogna ch’io nasconda il mio amor per Zelinda, che faccia valere l’interesse ch’io prendo per il mio padrone, e che mi serva dell’amor suo per facilitare il mio. Vado subito a ritrovarlo. Ma eccolo ch’egli viene. Eh il diavolo è galantuomo, contribuisce di buona voglia alle cattive intenzioni.

SCENA IV.
Don Flaminio e detto.

Flaminio. Dov’è Zelinda, che non si vede?

Fabrizio. Signore, io non so dove sia, ma so dov’è stata finora.

Flaminio. Come! Dove è ella stata? Vi è qualche novità? (affettando dell’agitazione)

Fabrizio. Vi è una novità, signore, che deve interessare la vostra passione, ed anche il vostro decoro.