Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/238

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Lindoro. Ma se vi dico che non lo sono più, che v’ ingannate, che m’ offendete, e che non voglio che mi parliate, ne che ci pensiate mai più. State, andate, parlate, trattate con chi volete, non mi rendete conto di niente, non siate in pena per me: vi conosco, non ci penso, mi fido. Non son geloso, e non lo sarò mai più finch’ io viva. (Crepo, schiatto, ma mi av-) vezzerò), (da sè, parte)

SCENA XVII.

Zelinda sola.

Ah povera me ! Son disperata. Mio marito non m’ ama più. Mi ha tormentato colla gelosia, ma i miei tormenti erano dal- l’ amor raddolciti. Ah sì, piuttosto che vedermi trattar con indifferenza, soffrirei volentieri d’essere maltrattata, mortificata, e battuta ancora da mio manto. Ah il mio caro marito ! Ah ch’ ho perduto l’ amore del mio caro marito ! Non m’importa de’ miei legati, non m’ importa del bene ch’ ho. Mio marito non è di me più geloso. Mio marito non mi vuol più bene. Sono avvilita, son perduta, son disperata. (parte) Fine dell’Atto Primo.