Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/247

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SCENA VII.

Fabrizio e Lindoro.

Fabrizio. Che sì, che vi manda dalla signora Barbara ?

Lindoro. È vero.

Fabrizio. Me l’ ho immaginato. Sentendo la sua gran premura, ho subito detto : non può esser altro che questo.

Lindoro. Avete veduto mia moglie ?

Fabrizio. Si è serrata nella sua camera.

Lindoro. Si è serrata in camera ! La vorrei veder prima di sortire.

Fabrizio. Per ora non vi consiglio. E meglio ch’andiate a far la commissione del signor don Flaminio. Lasciatela un poco in quiete. Lasciate ch’ io la veda pnma di voi. Procurerò per- suaderla, disingannarla. Questa sera poi ceneremo insieme, en- trerò in discorso presente voi. Parlerò io, parlerete voi. Io poi vi lascierò soli, e voi concluderete la vostra riconciliazione.

Lindoro. Farò a modo vostro. Anderò subito a servir don Fla- minio.

Fabrizio. Fate un piacere anche a me nello stesso tempo.

Lindoro. Comandatemi.

Fabrizio. Se vedete Tognina, salutatela da parte mia.

Lindoro. Lo farò volentieri.

Fabrizio. Ditele che compatisca, se non vado da lei...

Lindoro. Dirò presso a poco le ragioni che deggio dire alla sua padrona.

Fabrizio. Sì certo, che gli affari me r impediscono.

Lindoro. Non dubitate, farò di tutto perch’ ella sia certa della verità, e non creda che voi manchiate per disattenzione, o per poco amore.

Fabrizio. Oh, ella poi è una buona ragazza, mi vuol bene, sa che le voglio bene, e non è ne sofìstica O, nè sospettosa.

Lindoro. E vero ; per quel poco che l’ ho veduta, mi pare che sia del miglior carattere del mondo. Sempre allegra, sempre ridente. (1) Nel lesto: iogiitica.