Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/251

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Filiberto. Io ? come ?

Eleonora. A trovar del denaro per incominciar la lite.

Filiberto. Ho a trovar io il denaro ?

Eleonora. Sì, voi. E chi l’ ha da provvedere se non lo prov- vedete voi ? Questa causa, s’ io la faccio, la faccio per voi.

Filiberto. Per me ?

Eleonora. E per chi dunque? Se cerco di mettermi in istato di maritarmi, non lo faccio per voi ?

Filiberto. Vi domando perdono...

Pandolfo. Signori miei, io non sono qui per esser testimonio de’ loro interessi particolari. Faccio il mio mestiere, e se vogliono fare questa lite.... (perso donna Eleonora)

Eleonora. È buona ? (a Pandolfo)

Pandolfo. E buonissima.

Eleonora. Si farà. Non è egli vero, don Filiberto ? La lite si farà.

Filiberto. Volete voi che si faccia ?

Eleonora. Lo voglio io, e lo dovete voler anche voi.

Filiberto. Quand’ è cosi, si farà.

Eleonora. Sentite? si farà. (a Pandolfo)

Pandolfo. Facciasi dunque. (E sarà bene per me). (da sè)

SCENA XI.

Fabrizio, poi don Flaminio, /’Avvocato e detti.

Fabrizio. Signora, ecco qui il signor don Flaminio coli’ avvocato. (a donna Eleonora)

Eleonora. Ho piacere. Sentiremo che cosa dicono, (a Pandolfo)

Pandolfo. Signori miei, lasciate parlare a me. Non vi confondete, lasciatemi dire, e lasciate rispondere a me. (entrano don Flaminio, l’ avvocato, e tatti si salutano)

Flaminio. Che cos’ ha ella da comandarmi ? (a donna Eleonora)

Eleonora. Niente, signore, mi pareva strano che non vi lasciaste da me vedere. (Ora non sono più in caso di raccomandarmi). (da sè)