Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/262

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Lindoro. Oh circa allo spirito poi, v’assicuro... Ecco qui il signor don Flaminio che lo può attestare ; è d’ una vivacità e d’ una prontezza ammirabile.

Zelinda. (Ecco la ragione per cui non si cura di me), (da sè)

Lindoro. Avrete piacer grandissimo a conoscerla, a praticarla.

Zelinda. (lo praticarla ? il sangue mi si rimescola tutto), [da sè

Lindoro. E poi la più brava economa che dar si possa. Ha un’abilità infinita in tutte le cose.

Zelinda. Non posso più. (comincia a fremere e senlirsi male)

Lindoro. Vi terrà compagnia, vi divertirà...

Zelinda. (Forzandosi di tener la collera, principia a tremare, a traballare,) e le vengono le convulsioni.

Lindoro. Oimè ! cos’ avete ? (sostenendola)

Flaminio. Animo, animo. Cos’ è questo ? (la sostiene)

Lindoro. Zelinda, Zelmda. (scuotendola, ed ella continua)

Flaminio. Che vuol dire quest’ improvviso tremore ?

Lindoro. Non saprei ; è qualche tempo che sta poco bene.

Flaminio. Che fosse gelosa della cameriera ?

Lindoro. Oh è impossibile. Come mai può esser gelosa una donna che detesta la gelosia ?

Flaminio. Bisognerebbe darle qualche soccorso. Ehi, chi è di là? C è nessuno ? (sempre scuotendola)

Lindoro. Povero me ! Se avessi qualche cosa per farla rinvenire. (sempre riscuotendola)

Flaminio. Lo spirito di melissa è nella mia camera.

Lindoro. Anderò a prenderlo.

Flaminio. Ci anderò io.

Lindoro. No, no, sostenetela, che farò più presto io. (parte correndo)

SCENA XV.

Don Flaminio e Zelinda.

Flaminio. Sono nel maggior imbarazzo del mondo... Pesa terri- bilmente... Se potessi porla sopra una sedia... (tenta d’accostarla)