Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/291

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LE INQUIETUDINI DI ZELINDA 285

Lindoro. Andate al diavolo.

Servitore. Non si ricorda più del povero vergognoso. (parte)

SCENA ULTIMA.
Donna Eleonora, don Flaminio, don Filiberto, l’Avvocato, il Notaro, Fabrizio e detti.

Flaminio. Che cos’è questo strepito, quest’allegria?

Zelinda. Oh signore, son fuor di me dalla contentezza. Mio marito mi ama, ne son sicura.

Flaminio. Mi consolo con voi, come avete fatto ad assicurarvene?

Zelinda. È geloso, è geloso, e mi vuol bene perch’è geloso, ed è geloso perchè mi vuol bene.

Lindoro. Io son geloso di lei, e Zelinda è gelosa di me.

Zelinda. Siamo contenti.

Lindoro. Siamo fortunati.

Zelinda. Siamo felici.

Avvocato. Godetevi la vostra felicità, e v’assicuro, che per questa ragione non v’invidio.

Zelinda. Non sapete niente, non sapete cosa sia amore. Se lo sapeste, non parlereste1 così.

Avvocato. Orsù, sottoscrivete l’aggiustamento. (a Zelinda)

Zelinda. Tutto quel che volete.

Avvocato. E voi? (a Lindoro)

Lindoro. Contentissimo.

Avvocato. La signora donna Eleonora?

Eleonora. In questo punto, se lo volete.

Flaminio. Il notaro è di là. Andiamo a sottoscrivere unitamente. Fabrizio, portate la buona nuova alla signora Barbara, ed al al di lei genitore.

Fabrizio. Subito; sarà contenta, e sarà contenta Tognina.

Lindoro. Fabrizio, v’avviso per tempo, insieme non ci staremo più.

Fabrizio. Perchè?

  1. Ed. Zatta: parlareste.