Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/327

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LA BURLA RETROCESSA 321

Agapito. Quindici ore? Non sono ancora quattordici.

Gottardo. Oh v’ingannate, le quindici le ho sentite sonare.

Agapito. No certamente. Vedrete ora la bocca della verità. (cerca l’orologio)

Gottardo. Avete comprato un orologio?

Agapito. Sì, un orologio d’oro. (cercandolo con ansietà)

Gottardo. Bravo, così fa chi può.

Agapito. Non lo trovo; che l’avessi perduto! no, no, ora mi sovviene, l’ho lasciato attaccato al letto. Capperi! mi dispiacerebbe perdere un orologio d’oro che mi costa ventiquattro zecchini.

Gottardo. Oh andate a prenderlo, andate subito, che qualcheduno non lo portasse via.

Agapito. Eh non c’è pericolo. In casa mia non c’è nessuno. Io non ho nè serva, nè servitore. Non ho altro che una donna, che viene la mattina a farmi il letto e a spazzarmi la camera: quando esco, porto via le chiavi, e non ho paura d’esser rubato1.

Gottardo. Ma non importa, andate a prendere il vostro orologio; poichè un uomo come voi, un sensale della vostra sorte, scomparirebbe in Piazza senza l’orologio al fianco. (con ironia)

Agapito. Povero signor Gottardo! voi vi burlate di chi spende, perchè non avete cuore di spendere.

Gottardo. No, no: dico davvero. Potreste non averlo lasciato in casa: non istate con quest’inquietudine, andate.

Agapito. Sì veramente; sono un poco inquieto. Anderò. (Ma come fare, se la mia chiave è su quel tavolino?) (da sè)

Gottardo. Mio compare mi aspetta.

Agapito. Un momento. (Se sapessi come fare a prenderla). (si prova, ma non può)

Gottardo. Salutatemi il signor Pandolfo, e ditegli...

Agapito. Sì, sì, ho capito. Voi avete un’altra porta da quella parte.

  1. Ed. Zatta: rubbato.