Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/38

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Federico, son certa che molto farebbe valere la sua amicizia per me ! E’ un anno ch’ ei parti da Pavia. Doveva ritornare dopo sei mesi.... Ma che vuole il mio signor figliastro? degna prole del mio graziosissimo sposo ! (guardando fra le scene)

Flaminio. Signora, con sua permissione, si potrebbe sapere che cosa ha con Zelinda ?

Eleonora. Ho io da render conto a vossignoria, di quello che passa fra me e la mia cameriera ?

Flaminio. Ma che ha Zelinda che piange ?

Eleonora. Domandatelo a lei.

Flaminio. Oh bene, senza ch’ io lo domandi, contentatevi che vi dica che so ogni cosa ; che ho sentito tutto da quella camera ; che voi, signora, con vostra permissione, non potete licenziare Zelinda senza il consentimento di mio padre, ch’ è il padrone di questa casa.

Eleonora. Voi mi fareste ridere, se ne avessi voglia : che dice il padrone di questa casa ? Si oppone egli alla mia risoluzione ?

Flaminio. Non lo so, non è in casa, e quando ritornerà....

Eleonora. Tanto meglio se non è in casa ; che Zelinda sen vada, e quando ritornerà....

Flaminio. Signora, non isperate che ciò succeda. Zelinda non sortirà certamente.

Eleonora. Siete voi che vi opponete ?

Flaminio. Sì, signora, son io, che dopo mio padre....

Eleonora. Sì, tocca a voi dopo il padre ad usarmi le imper- tinenze.

SCENA XVI.

Fabrizio e detti.

Fabrizio. Signori, che cosa e’ è ? Mi perdonino. Non si facciano sentire dal vicinato.

Eleonora. Così si perde il rispetto ad una donna della mia sorte ? Sì, Zelinda deve sortire di qui, l’ ho detto, lo so- stengo, e se n’ andrà.