Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/38

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32 ATTO PRIMO


Federico, son certa che molto farebbe valere la sua amicizia per me! E’ un anno ch’ei partì da Pavia. Doveva ritornare dopo sei mesi.... Ma che vuole il mio signor figliastro? degna prole del mio graziosissimo sposo! (guardando fra le scene)

Flaminio. Signora, con sua permissione, si potrebbe sapere che cosa ha con Zelinda?

Eleonora. Ho io da render conto a vossignoria, di quello che passa fra me e la mia cameriera?

Flaminio. Ma che ha Zelinda che piange?

Eleonora. Domandatelo a lei.

Flaminio. Oh bene, senza ch’io lo domandi, contentatevi che vi dica che so ogni cosa; che ho sentito tutto da quella camera; che voi, signora, con vostra permissione, non potete licenziare Zelinda senza il consentimento di mio padre, ch’è il padrone di questa casa.

Eleonora. Voi mi fareste ridere, se ne avessi voglia: che dice il padrone di questa casa? Si oppone egli alla mia risoluzione?

Flaminio. Non lo so, non è in casa, e quando ritornerà....

Eleonora. Tanto meglio se non è in casa; che Zelinda sen vada, e quando ritornerà....

Flaminio. Signora, non isperate che ciò succeda. Zelinda non sortirà certamente.

Eleonora. Siete voi che vi opponete?

Flaminio. Sì, signora, son io, che dopo mio padre....

Eleonora. Sì, tocca a voi dopo il padre ad usarmi le impertinenze.

SCENA XVI.
Fabrizio e detti.

Fabrizio. Signori, che cosa c’è? Mi perdonino. Non si facciano sentire dal vicinato.

Eleonora. Così si perde il rispetto ad una donna della mia sorte? Sì, Zelinda deve sortire di qui, l’ho detto, lo sostengo, e se n’andrà.