Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/438

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Bortolo. Ghe domando se ghe piase le gallinazze.

Cattina. Sior sì, che le me piase assae. (con carkclura)

Bortolo. Xele belle ?

Cattina. Bellissime.

Bortolo. Mo cossa ?

Cattina. Le gallinazze.

Bortolo. La compatissa. (dandole una gallinazza sul piatto)

Cattina. La ringrazio tanto.

Cecilia. Gaspita, la la sa longa !

Zanetto. (Taglia un piallo ch’ è dolla sua parte, ne mette sopra un tondo,) e l’offerisce a Cattina) A ella. (a Cattina)

Cattina. Grazie. (rifiuta)

Zanetto. La favorissa.

Cattina. No dasseno.

Zanetto. La se degna. (con pili forza)

Cattina. Mo no la vede che son drio (’^ sta gallinazza ?)

Zanetto. Go no la voi, la lassa star, (butta il tondo in mezzo la tavola)

Cecilia. Oe, oe, sior, dove credeu d’esser ? Al magazzin ^^^ ?

Zanetto. La perdona. Ho fatto mal, xe vero. Ho manca de rispetto, (si alza) Signori, ghe domando a tutti perdon. (gli oien) da piangere, e si getta a sedere.

Tutti. (Ridono.)

Zanetto. (5/ alza, passeggia e batte i piedi.)

Cecilia. L’ è matto sior Zanetto, L’ è matto poveretto, L’ è matto in verità. (cantando, ma senza grande impegno di musica) LisS.’VNDRO. Signori, compatilo, Ghe anca a mi el me fa pecca ^^\ (col medesimo canto)

Tutti. (Ridono, applaudiscono, dicono bravi e battono le mani.)

Zanetto. Deme da bever. (toma a sedere e gli danno da bere) San- gue de diana, se vaga a far squartar la malinconia. Alla salute... (I) Drio, dietro; esser Jri’o, essere intenti a un lavoro: v. Boerio. (2) Più comune- mente magazen, bettola : voi. II, 490, n, 6 e 549, n. 1 . (3) Peccò significa qui com- passione.