Pagina:Gozzi - La Marfisa bizzarra.djvu/77

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canto terzo 67

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     Sicché d’oro, di gioie e ricche spoglie
pel corso di molt’anni un magazzino
aveva empiuto, e a chi venia le voglie
sapeva vender caro il malandrino,
ch’avria tratti danar sin dalle foglie;
e poiché in questa forma fé’bottino
di piú d’un milione di ducati,
prese gabelle a fitto dagli Stati.
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     E mantenendo sgherri e berovieri,
degli utili sfondati ne traeva;
poi comperava palagi e poderi,
tanto che immense entrate fatte aveva;
e infine feudi prese e misti imperi,
e privilegi e titoli prendeva
di conte, di marchese e di barone;
Iacea conviti e gran conversazione.
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     Ma perch’egli era di basso lignaggio,
volea nobilitare i discendenti,
e cerca far qualche bel maritaggio
per acquistare aderenze e parenti.
Don Guottibuossi vide, come saggio,
da far un colpo, con begli argomenti,
che a Bradamante ed a Rugger piacesse,
se Marfisa a Terigi unir potesse.
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     E dato cenno a don Gualtieri un giorno,
che cappellan con Terigi si stava,
di questo suo pensier e’ parla adorno.
Gualtier da Mulion non rinculava,
anzi promise fare a lui ritomo,
ma che se la faccenda bene andava,
e’ non saria contento a un par di guanti:
poi disse mal del mestier de’ pedanti.