Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/201

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parte prima - capitolo xxxiii 195

l’abate Giuseppe Manzoni; il signor Pietro Fabris; il signor Giorgio Brucner; i signori Giovanni, Giorgio e Sebastiano fratelli Marsili; il signor conte Guglielmo Camposampiero; il signor Marco Porcellini; il signor Sebastiano Muletti; Gasparo e Carlo fratelli Gozzi.

Potrei notare forse altri trenta e piú nomi, se mi risovvenissero. E perché i piú allegri di quel drappello amavano di far gaJeggiare di boria, per spassare tutti gli altri, l’arcigranellone, tingevano talora delle lettere dirette a quello, nelle quali de’ gran personaggi, mossi dalla rinomanza della di lui scienza, della di lui saggia reggenza, del di lui sublime principato, lo supplicavano a degnarsi di registrarli nel catalogo de’ suoi fortunati sudditi accademici; si troverebbero in quello registrati Federico secondo re di Prussia, il Gran Sultano, il Sofí di Persia, il Preteianni ed altri gran nomi consimili. Tutti i sozi avevano il loro nome accademico pronunziato dalla magnificaggine del principe, e mi ricordo soltanto ch’io fui nominato «il Solitario».

Da quella alleanza di spiriti assoggettati volontariamente co’ scritti loro all’esame d’una austera critica ed alla lima de’ piú esperti e maturi, uscivano giudiziose e leggiadre composizioni poetiche in ogni metro, le piú ricercate per le raccolte in costume e le piú accette e considerate dal pubblico; uscivano poemetti e poemi seri e giocosi ricercatissimi, uscivano le urbane satire morali piene di veritá, di precisione, di vivi ritratti, di sali, di stile famigliare bernesco, di stile oraziano robusto e vibrato; uscivano le orazioni piú eleganti, piú sublimi, piú geometriche, piú rettoriche, niente ampollose, per i solenni innalzamenti a doge, a proccuratore di San Marco, a gran cancelliere; uscivano le convincenti difese de’ nostri maestri scrittori antichi, e particolarmente del nostro Dante immortale; uscivano le lezioni fatte sopra a’ canti di quel vasto intelletto, che meritamente per cinque secoli s’è conservato e si conserverá per tutti i secoli venturi il soprannome di «divino», a dispetto degli impostori i quali cercarono d’annichilarlo; uscivano novelle facete comiche e nello stile e nella lingua purgatissime; uscivano modelli di lettere famigliari naturali ed ameni, uscivano motti volumi delle Congreghe