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in grado di poterla servire, s’Ella me ne parlasse. Con dispiacere non sono piú in grado di aderire alla sua premura».

Perdei per un istante il mio risibile a cosí strana risposta, e proruppi ne’ risoluti e seri rimproveri. Egli mostrò comicamente di affliggersi, e pretese di scusarsi caricando la compagnia del Sacchi di quelle tacce che i turbolenti avevano disseminate. Mi contentai di predirgli che passava in una societá dove si sarebbe reso inutile, e di minacciarlo che averei avuto de’ modi da farlo pentire della sua confederazione con altri comici.

Corsi al Fiorini, come si trattasse del riparo a una mia grave disgrazia, e lo trovai piú umano del mio compare. Egli non aveva ancora firmato l’abbandono, e potei ridurlo a baciare i suoi antichi compagni ed a sottoscrivere una carta di non disunirsi da loro per tre anni ancora.

Perché i comici italiani hanno la falsa etichetta ne’ personaggi seri de’ titoli di primo, secondo, terzo, ecc., la prima attrice della compagnia era allora la Regina Cicucci, valentissima comica; ma per non essere gran cosa grata al pubblico di Venezia, con tutto il di lei valore, il Sacchi l’aveva licenziata per provvedersi d’un’altra prima attrice.

— Che bella cosa — mi disse un giorno il Sacchi — sarebbe quella di poter rubare alla compagnia nimica, che cerca d’involare a me i compagni, la signora Caterina Manzoni, loro prima attrice! La vendetta sarebbe giusta, ed io sarei molto ben provveduto di prima attrice. Temo però — diceva egli — che la mia compagnia non accomodi a quella signora.

La signora Manzoni, e per la sua bellezza e per la sua braura e per le sue attrattive e per i suoi modi colti ed educati, era molto mia amica. Ella mi si era parecchie volte raccomandata perch’io m’adoperassi a farla entrare nella compagnia del Sacchi, alla quale dimostrava somma inclinazione. Io non era solito ad impacciarmi in tali comici collocamenti, ma il caso e le parole del Sacchi mi indussero ad una inframmessa.

Feci la proposizione a quella signora, che la accolse con una esultanza grande e con de’ ringraziamenti eloquentissimi verso a me.