Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/65

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parte prima - capitolo vi 59

piaceva però il rilevare in un orologio di lei figlio, l’ora di andare a pranzo, a cena, a letto, piú che quella di andare da un avvocato.

Il favellare delle cose superflue, che dona agli uomini questa scienza, è uffizio della morale, scienza da me, con somma balordaggine, risolutamente considerata piú utile di tutte le altre al genere umano.

Nella costituzione a cui fu ridotto il mappamondo ne’ suoi quattro elementi dagli uomini piú cattivi ingegnosi, le scuole, le catedre e le accademie di alcune scienze protette, premiate e stipendiate da principi, sono riveribili e rispettabili.

Fortunati per ciò gl’illustri scientifici maestri e discepoli giovevoli alla misera umanità, che aspirano a de’ stipendi e a delle pensioni per beneficare i mortali co’ loro lumi e la loro sapienza. Io che, forse stoltamente piensando, né volli giammai pescare onorari, né scontentarmi di ciò che naturalmente possiedo, facendo loro de’ rispettosi inchini, non posso però trattenere la voce del mio cuore sugli effetti de’ loro licei, a tale ch’ella non dica basso: — Gian Iacopo Russò ha di molti torti, ma non tutti quelli che se gli addossano.

Seguendo i precetti della morale, ho spesso occasione di adoperarli anche verso i scientifici mio prossimo.

Il riparto de’ stipendi fa sempre piangere, ridere e mormorare questi signori. Esercito l’animo mio ad aver piacere del bene che vien conferito agli uni, e ad aver dispiacere delle difficoltà che trovano gli altri a vincere il bene preteso nelle loro assidue circuizioni scientifiche.

Non esamino se quel bene che fu conferito sia stato conferito con discernimento e giustizia, o con cecità ed ingiustizia; se la forza de’ vezzi d’una femmina o quella de’ vezzi d’una borsa o gli effetti della ignoranza o quelli del timore d’una violenza abbiano relazione co’ riparti de’ beni a’ scienziati, per non trovare degli argomenti da alterare la mia morale.

Nel giro di circa otto lune del mio studio, disegnando, ricopiando, calcolando e passeggiando quasi ogni giorno le mura della città di Zara e del di lei forte col signor Massimo