Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/12

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6 memorie inutili

de’ soliti sofismi de’ galanti seduttori e delle dottrine che parvemi di poter indovinare da qual liceo uscivano. La sostanza di quel pelago di ciarle, d’argomenti, di prove, di pro e di contro, non era che la seguente, esposta con un tuono cattedratico filosofico: che quando un marito, persona dispotica, non mette opposizione alla moglie di ricevere in casa e di legare amicizia con quanti maschi voleva, nessuno di quei maschi aveva arbitrio né di lagnarsi né d’allontanarsi se non fosse una bestia, bastando che il marito fosse marito contento.

— Addio, marito contento — diss’io ridendo e chiudendo quel filosofico foglio. Fermo nella mia massima stabilita, anche in disprezzo di quelle sue dottrine, di non voler visitare la di lui moglie, né mi sognai di far visite né mi degnai di rispondere una parola alla scimunitaggine temeraria di quel suo o non suo foglio.

Vedendo tante insolenti insistenze per indurmi a fare una visita ch’io non voleva ed era padrone di non voler fare, non mi lusingava di non avere altre seccature e d’esser libero da quella rogna sino a tanto che la Ricci non partiva con la compagnia comica da Venezia.

Nella settimana detta «santa» e mentre la compagnia era in movimento per la partenza, dovei subire un nuovo tentativo, che per grazia del cielo fu l’ultimo e ch’io narro perch’egli contiene alquanto del comico.

Il mio servo m’annunziò ch’era giunto nella mia abitazione il marito della Ricci che desiderava di salutarmi.

— Quest’uomo — dissi tra me — viene forse a seccarmi e a recarmi del nuovo fastidio. — Titubai sul riceverlo e il non riceverlo; tuttavia siccome io non aveva realmente nessuna collera né con lui né con la di lui moglie, siccome non cercava che la mia quiete e siccome conosceva quell’uomo di buona pasta essenzialmente, lo feci entrare accettandolo con civiltá, e facendolo sedere sopra un sofá appresso di me, ordinai al servo di recargli la cioccolata.

Seguendo io il mio mestiere di osservatore, penetrai nell’effigie di quel meschino ch’egli era stato spinto a quella visita e che faceva i possibili sforzi per darsi del coraggio.