Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/217

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parte terza - capitolo i 211

perfettamente, com’io conosceva perfettamente lui. Lo salutai, ed egli guardandomi si trasse il cappello con gravitá e dicendomi: — Addio, Michele, — e passando oltre pe’ fatti suoi.

La eterna insistenza di questo sbaglio m’aveva quasi ridotto a credere d’essere Michele. Se quel Michele avesse avuti de’ nimici brutali vendicativi, averei avuto occasione di non ridere d’esser preso per Michele.

Una sera che faceva gran caldo splendeva una luna bellissima a tal che la notte pareva giorno. Passeggiava cercando fresco e discorrendo col patrizio Francesco Gritti nella piazza San Marco. Ho udita una voce gridare dietro di me dicendo: — Che fai tu qui a quest’ora? ché non vai a dormire, pezzo d’asino? — Il dir ciò e il darmi due calzanti pugni nella schiena fu tutta una cosa. Mi volsi per fare una mia vendetta e scòrsi il patrizio cavaliere Andrea Gradenigo, il quale, guardandomi prima attentamente, mi disse poscia: — Scusi, avrei giurato ch’Ella fosse Daniele Zanchi.

Ci fu qualche ceremonia sulle pugna e sul titolo d’«asino» che aveva ricevuti per esser stato creduto un Daniele, con cui il cavaliere doveva avere una confidenza da potergli dire «asino» e di darle de’ cazzotti per usargli una finezza domestica.

Né meno stravagante fu il caso che m ’avvenne sulla mia considerata somiglianza.

Essend’io con Carlo Andrich mio buon amico discorrendo sulla piazza San Marco un giorno serenissimo, vidi un greco co’ baffi, vestito alla lunga, con una berretta rossa in capo, il quale aveva seco un ragazzo vestito alla sua stessa maniera.

Quel greco vedendomi corse allegro verso me, e dopo avermi abbracciato e baciato con gran trasporto, si volse al ragazzo dicendogli: — Via! ragazzo, baciate la mano qui al vostro zio Costantino. — Il ragazzo mi prese la mano baciandola. Carlo Andrich guardava me, io guardava l’Andrich; eravamo due simulacri.

Finalmente chiesi al greco per chi mi prendesse. — Oh bella! — diss’egli — non siete voi il mio caro amico Costantino Zucalá? — L’Andrich si stringeva le coste per non crepare dal