Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/27

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20 quaderno i (xvi)

Rocco Blefasi, è (per dirla con una frase di Leonida Rèpaci) un parafulmine di tutti i guai.

Insistenza su errori di parole, è tipica nel brescianismo. Le «macchiette» (il Galeoto, ecc.) pietose. La mancanza di storicità è «ricercata» per poter mettere in un sacco alla rinfusa tutti i motivi folkloristici generici, che in realtà sono molto ben distinti nel tempo, oltre che nello spazio.

Leonida Rèpaci, L’ultimo Cireneo*. Si può vedere come la ficelle è stata intrecciata.

Umberto Fracchia. Non ho letto nulla: mi pare che in Angela Maria* ci sono elementi che rientrano in questo quadro. Nella intelaiatura generale occupano il primo piano Ojetti-Beltramelli-Panzini. Il carattere gesuitesco è [in essi] più appariscente e più importante è il posto che essi occupano nella valutazione più corrente (oltre che per un certo riconoscimento ufficiale: Beltramelli e Panzini nell’Accademia)*. Vedere libri di divulgazione critica (tipico deve essere il recente libro di Camillo Pellizzi)*. (Continua)*.

Cfr Quaderno 23 (vi), pp. 17-22.


§ ⟨25⟩. Achille Loria. A proposito di Achille Loria bisogna ricordare i principa|li documenti in cui si trovano le principali «stranezze»*:

Sull’influenza sociale dell’aeroplano, nella «Rassegna Contemporanea» diretta dal Colonna di Cesarò e da (Vincenzo) Picardi del 1912: in questo articolo si incontra la teoria sull’emancipazione operaia dalla coercizione della fabbrica per mezzo degli svolazzamenti sugli aeroplani unti di vischio. Tutto l’articolo è un monumento mostruoso di insulsaggini e stoltezze: la caduta del credito fiduciario, lo sfrenarsi delle birbonate sessuali (adulteri, seduzioni), l’ammazzamento sistematico dei portinai per le cadute dei cannocchiali, la teoria del grado di moralità secondo l’altezza al livello del mare, con la proposta pratica di rigenerare i delinquenti costruendo le prigioni sui monti o addirittura su immensi aeroplani che stiano sempre ad alta quota ecc. *.

2° La conferenza tenuta a Torino durante la guerra e pubblicata nella «Nuova Antologia» (del 1916 o 1917) dove l’unico «documento concreto» sul Dolore universale (deve essere anche questo il titolo della conferenza) riportato era la nota di ciò che costa la «claque» agli attori di teatro (da una statistica fissata dal Reina) e dove si trova questo ragionamento: «la natura provvida ha creato l’antidoto contro questo avvelenamento universale del dolore, dando ai poverelli che sono costretti a pernottare all’aria aperta una pelle più spessa»*.

3° L’articolo pubblicato nel «Palvese» di Trieste verso il 1910 o 1911 riguardante la scienza del linguaggio e intitolato press’a poco: Perché i bergamaschi triplicano e i veneziani scempiano. Questo articolo era stato inviato dal Loria al Comitato organizzato a Trieste per