Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/308

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1930: (miscellanea) 301 § (16). Sviluppo politico della classe popolare nel Comune me- dioevale. Nel citato studio di Ettore Ciccotti (Elementi di « verità » e di « certezza » ecc. )1 ci sono alcuni accenni allo sviluppo storico del¬ la classe popolare dei Comuni specialmente degni di attenzione e di trattazione separata. Le guerre reciproche dei Comuni e quindi la ne¬ cessità di reclutare una più vigorosa e abbondante forza militare col lasciare armare il maggior numero, davano la coscienza della loro for¬ za ai popolani e ne rinsaldavano insieme le file (cioè funzionarono da eccitanti di formazioni di partito). I combattenti rimanevano uniti ' anche in pace, sia per il servizio da prestare ma poi, con crescente so¬ lidarietà, per fini di utilità particolare. Si hanno gli statuti delle «Società d’armi» che si costituirono a Bologna, come sembra, verso il 1230, ed emerge il carattere della loro unione e il loro modo di co- stituzione. Verso la metà del secolo xm erano già ventiquattro, distri¬ buite a seconda della contrada ove abitavano. E oltre al loro ufficio politico di difesa esterna del Comune, avevano il fine di assicurare a ciascun popolano la tutela necessaria a proteggerlo contro le aggres¬ sioni dei nobili | e dei potenti. Capitoli dei loro statuti - per esempio della Società detta dei Leoni - hanno in rubrica il titolo « De adiu- torio dando hominibus diete societatis»; «Quod molestati iniuste de- beant adiuvari ab hominibus diete societatis». E alle sanzioni civili e sociali si aggiungeva, oltre al giuramento, una sanzione religiosa, con .. la comune assistenza alla messa ed alla celebrazione di uffici divini; mentre altri obblighi comuni, come quelli, comuni alle confraternite pie, di soccorrere i soci poveri, seppellire i defunti ecc., rendevano sempre più persistente e stretta l’unione. Per le funzioni stesse delle società si formarono poi cariche e consigli - a Bologna, per es., quat¬ tro o otto «ministeriales» foggiati sugli ordini della Società delle Arti o su quelli più antichi del Comune - che col tempo ebbero valore ol¬ tre i termini delle società e trovarono luogo nella costituzione del Co¬ mune. Originariamente, in queste società entrano milites al pari di pedites, nobili e popolani, se anche in minor numero. Ma, a grado a grado, i milites, i nobili tendono ad appartarsene come a Siena, o, se¬ condo i casi, ne possono essere espulsi, come nel 1270, a Bologna. E a misura che il movimento di emancipazione prende piede, oltrepas¬ sando anche i limiti e la forma di queste società, l’elemento popolare chiede e ottiene la partecipazione alle maggiori cariche pubbliche. Il popolo si costituisce sempre più in vero partito politico e per dare maggiore efficienza e centralizzazione alla sua azione si dà un capo, «il Capitano del popolo», ufficio che pare Siena abbia preso da Pisa e che nel nome come nella funzione rivela insieme origini e funzioni mili¬ tari e politiche. Il popolo che già, volta a volta, ma sporadicamente, si era riunito e si era costituito e aveva prese deliberazioni distinte, si costituisce come un ente a parte, che si dà anche proprie leggi. Cam¬ pana propria | per le sue convocazioni «cum campana Communis non bene audiatur». Entra in contrasto col Podestà a cui contesta il diritto di pubblicar bandi e con cui il Capitano del popolo stipula del- 11 bis 12