Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/309

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302 QUADERNO 3 (xx) le «paci». Quando il popolo non riesce ad ottenere dalle Autorità co¬ munali le riforme volute, fa la sua secessione, con l’appoggio di uo¬ mini eminenti del Comune e, costituitosi in assemblea indipendente, incomincia a creare magistrature proprie ad immagine di quelle ge¬ nerali del Comune, ad attribuire una giurisdizione al Capitano del po¬ polo, e a deliberare di sua autorità, dando inizio (dal 1255) a tutta un’opera legislativa. (Questi dati sono del Comune di Siena). Il popo¬ lo riesce, prima praticamente, e poi anche formalmente, a fare accet¬ tare negli Statuti generali del Comune disposizioni che prima non le¬ gavano se non gli ascritti al «Popolo» e di uso interno. Il popo¬ lo giunge quindi a dominare il Comune, soverchiando la precedente classe dominante, come a Siena dopo il 1270, a Bologna con gli Ordi¬ namenti « Sacrati » e « Sacratissimi », a Firenze con gli « Ordinamenti di giustizia». (Provenzan Saivani a Siena è un nobile che si pone a capo del popolo). Cfr Quaderno 25 (xxm), pp. 16-19. § (17)- 19I7■ Per cause che provocarono la terribile crisi nel vettovagliamento di Torino nel luglio-agosto 1917 è da vedere il volume di R. Bachi, Ualimentazione e la po¬ litica annonaria in Italia, nelle «Pubblicazioni della Fonda¬ zione Carnegie», Laterza, Bari, e il volume di Umberto Ric¬ ci, Il fallimento della politica annonaria, Ed. La Voce, Fi¬ renze, 1921 § (18). Storia delle classi subalterne. La maggior parte dei pro¬ blemi di storia romana che il Ciccotti prospetta nel suo studio Ele¬ menti di «verità» e di «certezza» ecc. (a parte l’accertamento degli episodi «personali», Tanaquilla ecc.) si riferiscono a eventi ed isti¬ tuzioni delle classi subalterne (tribuno della plebe ecc.) *. In questo caso il metodo dell’«analogia» affermato | e teorizzato dal Ciccotti può dare qualche risultato indiziario, perché la classe subalterna man¬ cando di autonomia politica, le sue iniziative «difensive» sono co¬ strette da leggi proprie di necessità, più complesse e politicamente più compressive che non siano le leggi di necessità storica che dirigo¬ no le iniziative della classe dominante. (La quistione dell’importanza delle donne nella storia romana è simile a quella delle classi subalter¬ ne, ma fino a un certo punto: il «maschilismo» può solo in un certo senso essere paragonato a un dominio di classe; essa quindi ha più importanza per la storia dei costumi che per la storia politica e socia¬ le). Un’altra osservazione e importantissima occorre fare sui pericoli insiti nel metodo dell’analogia storica come criterio d’interpretazio¬ ne: nello Stato antico e in quello medioevale, l'accentramento sia ter¬