Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/433

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altro / ^ t 426 A QUADERNO 4 (XIIl) % no. Esaurire la quistione descrivendo ciò che rappresentano, cioè rias¬ sumendo più o meno bene le caratteristiche di un determinato am¬ biente sociale significa non sfiorare la quistione artistica. Questo può anche essere utile, lo è anzi certamente, ma in un campo diverso: rien¬ tra nella critica del costume, nella lotta per distruggere certe correnti di sentimenti e credenze e punti di vista, per crearne e suscitarne del¬ le altre: ma non è critica artistica e non si può presentare come tale. È lotta per una nuova cultura. In un certo senso quindi è anche criti¬ ca artistica, perché dalla nuova cultura nascerà una nuova arte e forse in questo senso, nella storia italiana, bisogna intendere il rapporto De Sanctis - Croce e le polemiche sul contenuto e sulla forma. La critica del De Sanctis è militante, non è frigidamente estetica: è propria di un periodo di lotta culturale; le analisi del contenuto, la critica della « struttura » delle opere, cioè anche della coerenza logica e storica-at- tuale delle masse di sentimenti rappresentati sono legate a questa lot¬ ta culturale: in ciò mi pare consista la profonda umanità e l’umanesi¬ mo del De Sanctis che lo rende simpatico anche oggi; piace sentire in lui il fervore appassionato dell’uomo di parte, che ha saldi convinci¬ menti morali e politici e non li nasconde e non tenta neanche di na¬ sconderli. Il Croce riesce, data la sua molteplice attività, a distinguere questi diversi aspetti che nel De Sanctis erano uniti e fusi. Nel Croce si sente la stessa cultura del De Sanctis, ma nel periodo della sua espansione e del suo trionfo: è lotta per un raffinamento della cultura, non per il suo diritto di vivere; la passione e il fervore romantici si 46 bis sono composti nella serenità supcriore e nell’indulgenza | piena di bo¬ nomia. Ma anche nel Croce questa posizione non è permanente: su¬ bentra una fase in cui la serenità e l’indulgenza si incrinano e affiora l’acrimonia e la collera repressa: è difensiva, non aggressiva e fervida, quindi questa fase non può essere confrontata con quella del De Sanctis. Insomma il tipo di critica letteraria propria del materialismo stori¬ co è offerto dal De Sanctis, non dal Croce o da chiunque altro (meno che mai dal Carducci): lotta per la cultura, cioè, nuovo umanesimo, critica del costume e dei sentimenti, fervore appassionato, sia pure sotto forma di sarcasmo. Alla fase De Sanctis ha corrisposto nel periodo più recente la fase della «Voce»: si capisce su un piano subalterno. Il De Sanctis lottava per la creazione, ex-nuovo in Italia, di una alta cultura nazionale, in opposizione ai vecchiumi di vario genere, retorica e gesuitismo: la « Voce » lottava piuttosto per la divulgazione in uno strato intermedio di quella stessa cultura, lottava contro il provincialismo, ecc. ecc. Tut¬ tavia ebbe una funzione; lavorò nella sostanza e suscitò degli artisti (naturalmente nella misura in cui gli artisti si suscitano: aiutò qual¬ cuno a ritrovare se stesso, a svilupparsi, suscitò bisogno di interiorità e di espressione di essa ecc.). Questo problema trova un riscontro per assurdo nell’articolo di Alfredo Gargiulo Dalla cultura alla letteratura nell’« Italia Letteraria» del 6 aprile 1930 (sesto capitolo di uno studio intitolato 1900-19304 che occorrerà tener presente per « I nipotini del padre Bresciani»). Il Gargiulo in questa serie di articoli mostra il suo