Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/434

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y. 1930-1932: APPUNTI DI FILOSOFIA I x 427 completo esaurimento intellettuale (un altro giovane senza «maturi¬ tà»); egli si è completamente incanagliato con la banda delT« Italia Letteraria» e nel capitolo in parola assume come proprio questo prin¬ cipio di G. B. Angioletti nella prefazione all’antologia Scrittori Nuovi compilata da Falqui e Vittorini: «Gli scrittori di questa Antologia sono dunque nuovi non perché abbiano trovato nuove forme o can¬ tato nuovi soggetti, tutt'altro; lo sono perché hanno dell’arte un’idea diversa da quella degli | scrittori che li precedettero. O, per venir su- 47 bito all’essenziale, perché credono all’arte, mentre quelli credevano a molte altre cose che con l’arte nulla avevano a che vedere. Tale novi¬ tà, perciò, può consentire la forma tradizionale e il contenuto antico; ma non può consentire deviamenti dall’idea essenziale dell’arte. Qua¬ le possa essere questa idea, non è qui il luogo di ripetere. Ma mi sia consentito ricordare che gli scrittori nuovi, compiendo una rivoluzio¬ ne ( ! ) che per essere stata silenziosa ( ! ) non sarà meno memorabile ( ! ), intendono di essere soprattutto artisti, laddove i loro predecessori si compiacevano di essere moralisti, predicatori, estetizzanti, psicologi¬ sti, edonisti, ecc. »5. Questo discorso non è molto chiaro e ordinato, ma se qualcosa di reale c’è in esso è un secentismo programmatico, nient’altro. Questa concezione dell’artista è un nuovo «guardarsi la lingua» nel parlare, è un nuovo «concettare». E puri costruttori di concettini, non di immagini, sono alcuni dei poeti esaltati dalla «ban¬ da», per esempio G. Ungaretti (che tra l’altro scrive una lingua suffi¬ cientemente impropria e infranciosata). Il movimento della «Voce» non poteva creare artisti, è evidente; ma lottando per una nuova cul¬ tura, si possono creare anche degli artisti. Si trattava cioè di un mo¬ vimento vitale, e nella vita c’è anche l’arte. La «rivoluzione silenzio¬ sa » di cui parla Angioletti è stata solo una serie di confabulazioni da caffè e di mediocri articoli di giornale standardizzato e di rivistucola provinciale: ha prodotto sufficienza e mutria, non ha mutato idee: ve¬ dremo dei nuovi «sacerdoti dell’arte» in regime di concordato e di monopolio. (Questo paragrafo deve essere fuso nei «Nipotini del Padre Bresciani» che può diventare una scorribanda nel territorio della letteratura, in cui possono essere incastrati i motivi «teorici» sul materialismo storico nel campo artistico). Cfr Quaderno 16 (xxn), pp. .5 bis - 6; Quaderno 23 (vi), pp. 4-9. § ( 6 ). Roberto Ardigò, Scritti vari raccolti e ordinati da Giovanni Marchesini, Firenze, Le Monnier, 1922 !. Raccoglie una parte di scrit¬ ti vari che l’Ardigò aveva egli stesso ordinato e disposto per la pub¬ blicazione. Sono interessanti per la biografia dell*Ardigò e per stabi¬ lire | le sue tendenze politiche. Sono paccotiglia senza valore, se presi 47 bis in sé e per sé, e anche scritti molto male. Il libro è diviso in varie se¬ zioni. Tra le polemiche (I sezione) è notevole quella contro la masso¬ neria dei 1903. Tra le lettere (IV sezione) la lettera di Ardigò alla « Gazzetta di Mantova » per il pellegrinaggio alla tomba di Vittorio Emanuele (del 29 novembre 1883)2. Ardigò aveva accettato di far