Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/484

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


1930-1932: (miscellanea) 477 di corpo e ne traggano una certa « boria » che spesso li espone ai frizzi e ai motteggi. È da notare che nel mondo moderno, la categoria degli intellet¬ tuali, cosi intesa, si è ampliata in misura inaudita. La formazione di massa ha standardizzato gli individui e come qualifica tecnica e come psicologia, determinando gli stessi fenomeni che in tutte le altre mas¬ se standardizzate: concorrenza individuale che pone la necessità del¬ l’organizzazione professionale di difesa, disoccupazione, ecc. Diversa posizione degli intellettuali di tipo urbano e di tipo rura¬ le 2. Gli intellettuali di tipo urbano sono piuttosto legati all’industria; essi hanno la stessa funzione che gli ufficiali subalterni nell’esercito: mettono in rapporto l’imprenditore con la massa strumentale, rendo¬ no esecutivo il piano di produzione stabilito dallo stato maggiore del¬ l’industria. Gli intellettuali urbani sono molto standardizzati nella lo¬ ro meldia generale, mentre gli alti intellettuali si confondono sempre 13 più col vero e proprio stato maggiore « organico » dell’alta classe in¬ dustriale. Gli intellettuali di tipo rurale mettono a contatto la massa conta¬ dina con l’amministrazione statale o locale (avvocati, notai, ecc.) e per questa stessa funzione hanno una maggiore importanza politica: que¬ sta mediazione professionale infatti è difficilmente scindibile dalla mediazione politica. Inoltre: nella campagna l’intellettuale (prete, av¬ vocato, maestro, notaio, medico, ecc.) rappresenta per il medio conta¬ dino un modello sociale nell’aspirazione a uscire dalla propria situa¬ zione per migliorare. Il contadino pensa sempre che almeno un suo figlio potrebbe diventare intellettuale (specialmente prete), cioè di¬ ventare un signore, elevando il grado sociale della famiglia e facili¬ tandone la vita economica con le aderenze che non potrà non avere tra gli altri signori. L’atteggiamento del contadino verso l’intellettua¬ le è duplice: egli ammira la posizione sociale dell’intellettuale e in generale del dipendente statale, ma finge talvolta di disprezzarla, cioè la sua ammirazione istintiva è intrisa da elementi d’invidia e di rab¬ bia appassionata. Non si comprende nulla dei contadini se non si con¬ sidera questa loro subordinazione effettiva agli intellettuali e non si comprende che ogni sviluppo delle masse contadine fino a un certo punto è legato ai movimenti degli intellettuali e ne dipende. Altro è il caso per gli intellettuali urbani; i tecnici di fabbrica non esercitano nessun influsso politico sulle masse strumentali, o almeno è questa una fase già oltrepassata; talvolta avviene proprio il contra¬ rio, che le masse strumentali, almeno attraverso i loro propri intellet¬ tuali organici, esercitano un influsso sui tecnici. Il punto centrale della quistione rimane però la distinzione tra in¬ tellettuali (come) categoria organica di ogni gruppo sociale e intellet¬ tuali come categoria tradizionale, distinzione da cui scaturisce tutta una serie di problemi e di possibili ricerche | storiche. Il problema 13 bis più interessante è quello che riguarda l’analisi del partito politico da questo punto di vista. Cosa diventa il partito politico in ordine al pro¬ blema degli intellettuali? Esso mi pare possa dirsi appunto il mecca¬ nismo che nella società civile compie la stessa funzione che compie lo 478