Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/485

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quaderno 4 (xiii) Stato in misura maggiore nella società politica, cioè procura la salda¬ tura tra intellettuali organici di un gruppo sociale e intellettuali tra¬ dizionali, funzione che può compiere in dipendenza della sua funzio¬ ne fondamentale di elevare i membri « economici » di un gruppo so¬ ciale alla qualità di «intellettuali politici», cioè di organizzatori di tutte le funzioni inerenti all’organico sviluppo di una società inte¬ grale, civile e politica. Si può dire anzi che nel suo ambito il partito politico compie la sua funzione molto più organicamente di quanto lo Stato compia la sua nel suo ambito più vasto: un intellettuale che entra a far parte del partito politico di un determinato gruppo socia¬ le, si confonde con gli intellettuali organici di tal gruppo, si lega stret¬ tamente a quel gruppo, ciò che non avviene attraverso la partecipazio¬ ne alla vita statale che mediocremente e talvolta affatto. Avviene anzi che molti intellettuali pensino di esser loro lo Stato, credenza che da¬ ta la massa imponente della categoria talvolta ha conseguenze note¬ voli e porta a delle complicazioni spiacevoli per il gruppo sociale eco¬ nomico che realmente è lo Stato. Che tutti i membri di un partito po¬ litico debbano essere considerati come intellettuali: ecco un’afferma¬ zione che può prestarsi allo scherzo; pure, se si riflette, niente di più esatto. Sarà da fare distinzione di gradi, un partito potrà avere mag¬ giore o minore composizione del grado più alto o del grado più basso; non è ciò che importa: importa la funzione che è educativa e diret¬ tiva, cioè intellettuale. Un commerciante non entra a far parte di un partito politico per fare del commercio, né un | industriale per pro¬ durre di più e meglio, né un contadino per apprendere nuovi metodi di coltivar la terra, anche se qualche aspetto di queste esigenze del commerciante, dell’industriale. del contadino possono trovare soddi¬ sfazione nel partito politico (l’opinione generale contraddice a ciò, affermando che il commerciante, l’industriale, il contadino «politi¬ canti» perdono invece di guadagnare, ciò che può essere discusso). Per questi scopi, entro certi limiti, esiste il sindacato professionale, in cui la funzione economico-corporativa del commerciante, deH’indu- striale, del contadino trova il suo quadro più adatto. Nel partito po¬ litico gli elementi di un gruppo sociale economico superano questo momento del loro sviluppo storico e diventano agenti di attività gene¬ rali, di carattere nazionale e internazionale (cfr la nota «Rapporti tra struttura e superstruttura » a p. 67)3. Questa funzione del partito po¬ litico dovrebbe apparire molto più chiara da un’analisi storica con¬ creta del come si sono sviluppate le categorie organiche degli intellet¬ tuali e gli intellettuali tradizionali sia nel terreno dei vari sviluppi nazionali, sia in quello dello sviluppo dei vari gruppi sociali più im¬ portanti nel quadro delle varie nazioni, specialmente di quei gruppi sociali la cui attività economica è stata prevalentemente strumentale. La formazione degli intellettuali tradizionali è il problema storico più interessante. Esso è certamente legato alla schiavitù del mondo clas¬ sico e alla situazione dei liberti di origine greca e orientale nell’orga¬ nizzazione sociale deirimpero romano. Questo distacco non solo so¬ ciale ma nazionale, di razza, tra masse notevoli di intellettuali e la classe dominante nell’Impero Romano si riproduce dopo la caduta di 1930-1932: (