Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/533

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52 6 ÇL QUADERNO 4 (XIIl) Quello che fa sorridere nel Morello è il suo « disdegno » per i commentatori che affiora qua e là come a p. 52, nello scritto Cavalcanti e il suo disdegno dove dice che «la prosa dei commentatori spesso altera il senso dei versi»; ma guar¬ da chi lo dice! Questo scritto Cavalcanti e il suo disdegno appartiene precisamente a quella letteratura d’appendice intorno alla Divina Commedia, inutile e ingombrante con le sue conget¬ ture, le sue sottigliezze, le sue alzate d’ingegno da parte di gente che per avere la penna in mano, si crede in diritto di scrivere di qualunque cosa, sgomitolando le fantasticherie del suo talentaccio. § (84). Le «rinunzie descrittive» nella Divina Comme¬ dia. Da un articolo di Luigi Russo, Per la poesia del «Para¬ diso» dantesco (nel «Leonardo» dell’agosto 1927), tolgo al¬ cuni accenni alle «rinunzie descrittive» di Dante che, in ogni caso, hanno diversa origine e spiegazione che per l’epi¬ sodio di Cavalcante '. Se ne è occupato A. Guzzo nella «Ri¬ vista d’Italia» del 15 novembre 1924, pp. 456-79 (Il «Pa¬ radiso» e la critica del De Sanctis)2. Scrive il Russo: «Il Guzzo parla delle "rinunzie descrittive” che sono frequenti nel Paradiso: - Qui vince la memoria mia lo ingegno, - Se mò sonasser tutte quelle lingue - ecc., ed egli ritiene che questa è una prova che, dove Dante non può trasfigurare ce¬ lestialmente la terra, egli "piuttosto rinunzia a descrivere il fenomeno celeste anziché, con astratta e artificiosa fantasia, capovolgere, invertire, violentare l’esperienza” (p. 478). Ora anche qui il Guzzo, come gli altri dantisti, riman vitti¬ ma di una valutazione psicologica di parecchi versi di quel genere, che ricorrono nel Paradiso. Tipico il caso del Voss- ler che una volta si servi di queste "rinunzie descrittive” del poeta, come fossero confessioni d’impotenza fantastica, per concludere, sulla testimonianza dell’artista stesso, sull’infe¬ riorità dell’ultima cantica; e, recente|mente, nel suo ravve¬ dimento critico, si richiamò invece proprio a quelle rinunzie descrittive, per attribuir loro un valore religioso, quasi il poeta volesse avvertire di tratto in tratto che quello è il re¬ I93O-1932: