Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/624

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miscellanea) 617 conseguenze deplorevoli: già prima delParmistizio furono mandati a Torino dei reparti d’assalto che incominciarono subito la caccia all’«imboscato»; all’uscita dalle officine gli uomini dal bracciale di esonero, e poi nelle vie centrali, era¬ no aggrediti, bastonati e spesso sfregiati in faccia; gli avve¬ nimenti alla spicciolata culminarono nella notte di Capodan¬ no 1919 coi fatti di palazzo Siccardi. La censura non permi¬ se di fare neanche un cenno a questi avvenimenti3. 2) La contrapposizione di combattenti e di esonerati e imboscati da fatto privato diventò fatto di diritto pubblico e ciò è l’aspetto più grave della quistione, perché lasciò for¬ marsi l’opinione che gli esonerati fossero dei veri « imbosca¬ ti», non elementi indispensabili per l’attività bellica anche se non combattenti, con sanzione ufficiale. Per legge si deve preferire un ex combattente nelle officine, ecc. (Se nelle of¬ ficine ci furono degli imboscati veri questi sono da ricercare specialmente nei tecnici di secondo grado: la riduzione al minimo delle operazioni di lavoro determinata dal limitato numero di oggetti fabbricati e dalla loro struttura elementa¬ re e il lavoro a serie, avevano ridotto la funzione da | quella di maestro d’arte a quella di pura sorveglianza disciplinare: ciò unito all’ampliamento degli impianti dette la possibilità di imboscarsi a molta gente che non aveva mai avuto a che fare coll’industria; questi sono veri imboscati, perché il po¬ sto poteva essere assegnato a dipendenti anziani della fab¬ brica stessa. Cosi non può parlarsi di imboscati per i conta¬ dini che entrarono allora in quantità notevoli nelle fabbri¬ che, direttamente dalle campagne o comandati dall’autorità militare. A Torino, la manovalanza delle officine era in gran parte costituita da soldati comandati d’origine contadina). In questi regolamenti sulla assunzione dei disoccupati non si fa neanche il caso speciale dei riformati, per i quali non essere stati combattenti è stato ancora più involontario. In Italia, col ristretto apparato industriale in confronto delle necessità del tempo di guerra, il problema è spinoso: necessariamente, l’industria metallurgica e meccanica, ma parzialmente anche altre industrie (chimiche, del legno, tes¬ sili) devono essere mobilitate e siccome la produzione deve essere teoricamente illimitata, anche ampliate: quindi non 618