Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/631

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624 QUADERNO 5 (ix) di allusioni critiche sterili nella loro disperazione comica). Nella critica della poesia cinquecentesca italiana prevale questa opinione: che essa sia per quattro quinti artificiosa, convenzionale, priva di intima sincerità. «Ora - osserva il Rizzi con molto buon senso — è sentenza comune che nella poesia lirica si trovi l’espressione più schietta e viva del sen¬ timento di un uomo, di un popolo, di un periodo storico. È egli possibile che ci sia stato un secolo - il Cinquecento appunto - il quale abbia avuto la disgrazia di nascere senza una propria fisonomia spirituale o che di tale fisonomia si sia compiaciuto (?!) a riverberare un’immagine falsa pro¬ prio nella poesia lirica? Il più intellettualmente vivace, il più spiritualmente intrepido, il più cinico dei secoli, dicono i suoi tanti avversari (!!), avrebbe ipocritamente dissimu¬ lato il suo vero animo nella studiata armonia dei sonetti e delle canzoni petrarcheggiami; oppure si sarebbe divertito a mistificare i posteri (...), fingendo nei versi un platonico sospiroso idealismo, che poi le novelle, le commedie, le sa¬ tire, tante altre testimonianze letterarie di quell’età, smen- 47 bis tiscono | apertamente? »3. Tutto il problema è falsato a pie¬ no, nella sua impostazione di conflitti e contraddizioni in¬ time. E perché il Cinquecento non potrebbe essere pieno di contraddizioni? Non è anzi esso proprio il secolo in cui si aggroppano le maggiori contraddizioni della vita italiana, la cui non soluzione ha determinato tutta la storia nazionale fino alla fine del Settecento? Non c’è contraddizione tra l’uomo dell*Alberti e quello di Baldassar Castiglione, tra l’uomo dabbene e il «cortegiano»? Tra il cinismo e il paga¬ nesimo dei grandi intellettuali e la loro strenua lotta contro la Riforma e in difesa del Cattolicesimo? Tra il modo di concepire la donna in generale (che poi era la dama alla Ca¬ stiglione) e il modo di trattar la donna in particolare, cioè la donna del popolo? Le regole della cortesia cavalleresca era¬ no forse applicate alle donne del popolo? La donna in ge¬ nerale era ormai un feticcio, una creazione artificiosa, e ar¬ tificiosa fu la poesia lirica, amorosa, petrarcheggiante alme¬ no per i quattro quinti. Ciò non vuol dire che il Cinquecen- 1930-19