Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/675

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668 QUADERNO 5 (ix) il padre Rosa dedica alcune pagine gustosissime al caso straordinario dell’abate Turmel, un modernista, che scriveva libri modernisti sot¬ to varii pseudonimi e poi li confutava col suo vero nome *. Dal 1908 al 1929 pare che il Turmel abbia continuato nel suo gioco dei pseudoni¬ mi, come avrebbe dimostrato il prof. L. Saltet, dell’Istituto cattolico di Tolosa in un lungo studio pubblicato nel «Bulletin de Littérature Ecclésiastique» di Tolosa, annata 19292. Il caso del Turmel è cosi ca¬ ratteristico che varrà la pena di fare altre ricerche. Cfr Quaderno 20 (xxv), pp. 29-30. § ( 138 >. Il culto degli Imperatori. Nella «Civiltà Cat¬ tolica» del 17 agosto e del 21 settembre 1929 è pubblicato un articolo del padre gesuita G. Messina L'apoteosi dell'uo¬ mo vivente e il Cristianesimo \ Nella prima puntata il Mes¬ sina esamina l’origine del culto dell’Imperatore fino ad Alessandro il Macedone; nella seconda puntata l’introdu¬ zione a Roma del culto imperiale e la resistenza dei primi cristiani fino all’editto di Costantino. Scrive il Messina: «Nella primavera del 323 si mandaro¬ no (da Atene e Sparta) delegati ad Alessandro in Babilonia bis e questi si presentarono a lui, come era costume presentarsi agli dei, coronati di serti, riconoscendolo cosi come dio. L’ambizione di Alessandro era soddisfatta: egli era l’unico padrone del mondo e dio: la sua volontà unica legge. Par¬ tito come rappresentante dei Greci nella sua campagna con¬ tro i Persiani, ora sentiva che il suo ufficio era compiuto: non era più rappresentante di nessuno: davanti alla sua per¬ sona sollevata alla divinità, Greco o Macedone, Persiano o Egiziano erano ugualmente sudditi e dipendenti. Differenze di nazionalità e di costumi, pregiudizi di schiatta, tradizioni particolari dovevano scomparire e tutti i popoli dovevano essere condotti a sentirsi una cosa sola nell’ubbidienza di un solo monarca e nel culto della sua persona » \ Il culto del¬ l’imperatore cioè è legato all’impero universale e al cosmo¬ politismo di cui l’impero è necessaria espressione. Sarebbe interessante vedere se è stato tentato di trovare un nesso tra il culto dell’Imperatore e la posizione del Papa come vicario di Dio in terra; certo è che al Papa si tributano onoranze divine e lo si chiama «padre comune» come Dio. 1930-1932: (