Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/423

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9 (xiv) tadini, miei fratelli, in trincea; la capisce il mio Duce che volle onorarla di una prefazione; la capiranno sempre i sem¬ plici e i dotti di buona fede. Potrei dirgli che da 15 anni tut¬ to ciò che di nuovo si fa in Italia e fuori, porta in poesia l’impronta dei miei sogni e del mio tormento espressivo; che i critici onesti, italiani e stranieri, non si fanno pregare per riconoscerlo; e, del resto, non ho mai chiesto lodi a nes¬ suno. Potrei dirgli che una vita durissima come la mia, fie¬ ramente italiana e fascista, sempre, davanti a stranieri e connazionali, meriterebbe almeno di non vedersi accre¬ scere le difficoltà da parte di giornali italiani e fascisti. Do¬ vrei dirgli che se c’è cosa enigmatica nell’anno x (vivo d'ar¬ ticoli nell’assoluta incertezza del domani, a quaranta anni passati!), è solo l'ostinata cattiveria verso di me da parte | 9 di gente di... spirito. - Con affetto - Giuseppe Ungaretti »2. La lettera è un capolavori di tartuferia letteraria e di me¬ lensaggine presuntuosa. ff\ § 3). Nozioni enciclopediche. Angherie. Il termine è ancora usato in Sicilia per indicare certe obbligazioni alle quali è sottoposto il lavoratore nei suoi rapporti col proprietario o gabellotto o subaffit- tario nei contratti così detti di mezzadria (e che sono contratti a par¬ tecipazione o di semplice affitto con pagamento in natura fissato con la metà del raccolto o anche più, oltre le «prestazioni speciali» o an¬ gherie). Il termine è ancora quello dei tempi feudali, da cui è derivato il suo significato nel linguaggio comune (vessazione, ecc.). Per ciò che riguarda la Toscana è da citare un brano di un articolo di F. Guicciar¬ dini («Nuova Antologia», 16 aprile 1907), Le recenti agitazioni agra¬ rie in Toscana et doveri della proprietà: «Fra i patti accessori del contratto colonico, non accenno ai patti che chiamerò angarici, in quanto costituiscono oneri del colono, che non hanno per corrispet¬ tivo alcun vantaggio speciale; tali sarebbero i bucati gratuiti, la tira¬ tura dell’acqua, la segatura di legna e fascinotti per le stufe del padro¬ ne, il contributo in grasce a favore del guardiano, la somministrazione di paglia e fieno per la scuderia di fattoria e in generale tutte le som¬ ministrazioni gratuite in favore del padrone. Io non potrei affermare se questi fatti siano ultimi resti del regime feudale sopravvissuti alla distruzione dei castelli e alla liberazione dei coloni, oppure se siano incrostazioni formatesi per abuso dei padroni e ignavia dei coloni, in tempi più vicini a noi sul tronco genuino del contratto» \ Secondo il Guicciardini queste prestazioni sono sparite pressoché ovunque (nel 1907), ma la cosa è dubbia. Non solo in Toscana, ma in Piemonte (al¬ meno per gli schiavandari) fino al 1906 era diffuso il diritto del padro- 1