Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/141

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La forma della Terra solida 119 di tutti i grani 0 particelle che costituiscono il vo¬ lume del corpo a cadere verso l’interno. Un pianeta in breve, è un corpo gravitante. Ma supponiamo che tutte le parti di un consimile corpo gravitante non siano uguali in densità. Evidentemente le parti più dense attireranno delle particelle a loro stesse più fortemente che le parti che non sono cosi dense. Evidentemente pure più e sempre più delle parti- celle della massa tenderanno ad essere tratte verso le parti più dense. Cosicché in ciascun sistema di particelle che esiste sopra una base di gravità vi è una tendenza al cambiamento. Se il sistema è altret¬ tanto grande come un pianeta vi sarà una concen¬ trazione della massa verso il centro, 0 verso qualche altro punto che non è il centro, se le densità non sono uniformemente disposte. Ma vi è un freno al mo¬ vimento ed alla concentrazione. Una concentrazione tale quale noi l’abbiamo immaginata deve essere ac¬ compagnata da compressione, e vi è un limite alla compressione. Il materiale si rifiuta ad essere com¬ presso più oltre. Per tal modo vi è una sorta di compe¬ tizione tra le due forze: la gravitazione che è accom¬ pagnata dal movimento, e la resistenza elastica alla compressione che arresta quello. La gravitazione, secondo le parole del Prof. Love, produce l’instabilità; la resistenza elastica alla com¬ pressione produce la stabilità. Vi sono esempi di queste azioni contrastanti a noi più familiari di quelle che forniscono i pianeti. Una lunga e sottile sbarra fissata sopra una sua estremità tende a piegare sotto il suo proprio peso. Un ferro da calza lungo un piede (30 cm.) starà su ; una listerella di carta della stessa lunghezza piegherà in basso. Applicate lo stesso or¬ dine di idee al caso di qualche corpo ; e si vedrà che a fine di conservare la sua forma vi deve essere qualche relazione tra le forze che tendono ad indurre