Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/192

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i68 Lo sviluppo di un pianeta l’ipotesi nebulare di Laplace. Essi tenevano l’atmo¬ sfera in conto d’una sorta di residuo che fosse ri¬ masto non utilizzato quando avevano avuto luogo tutte le altre combinazioni possibili degli elementi. L’azoto, l’ossigeno, il vapore d’acqua, l’acido carbonico furono cosi, come prodotti secondari, lasciati in disparte quando furono fatte le roccie. Egli è affatto facile di credere che l’azoto, riluttante, possa essere rimasto non accoppiato: ma un elemento dotato di tale una disposizione d’affettuosità come l’ossigeno, assai difficil¬ mente si sarebbe trovato privo di una qualche affinità. E non è facile di credere che gli enormi volumi di acqua ora nel mare, e le enormi quantità di gaz acido carbonico nel carbone e nella calce, fossero mai di¬ spersi nell’atmosfera prima che essi per tal modo di¬ leguassero la loro separata identità negli strati o negli oceani. Ben anche i soli carbonati della crosta della Terra, se si mutassero subitaneamente in gaz, accre¬ scerebbero il volume dell’atmosfera a duecento doppi. A parte ogni altra considerazione, la Terra non fu giammai enorme abbastanza e forte abbastanza da ravvolgere una tale atmosfera intorno al suo volume e da potervela trattenere. L’atmosfera, noi quindi pos¬ siamo dirlo, non è stata mai più vasta di quanto ora lo sia ; sebbene essa possa essere stata diversamente costituita. Ad un altro fisico del passato secolo, il Rev. Osmund Fisher, F. R. S., il quale, mentre noi stiamo scri¬ vendo (1911) è recentemente entrato nel suo novan- taduesimo anno di età, noi andiamo debitori del primo sviluppo dell’idea che i gaz fossero originalmente rac¬ chiusi nella crosta liquefatta e che siano di poi sfug¬ giti da quella. Nel libro « The Physics of thè Earth’s Crusf » (1) egli ha difeso l’ipotesi che sotto alla crosta (1) Vedere referenze precedenti. Capitolo V.