Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/285

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Movimenti delia Terra 261 della superficie ; poiché la buccia esterna andava pro¬ vando di adattarsi sulla sotto-crosta affondantesi. In un qualche punto tra i due livelli ve ne deve essere stato uno in cui non vi furono nè tensione nè con¬ trazione, un livello di nessun sforzo, che si abbassò come il tempo progredì ed il pianeta si raffreddò. Quest’ipotesi, di cui è già stata fatta menzione in un precedente capitolo, noi possiamo associarla col nome di Lord Kelvin. Allorquando è stato dimostrato che se la pressione su roccie liquefatte fosse aumentata, l’ammontare di calore richiesto per liquefarle sarebbe pure accresciuto, sorse la seconda teoria, la quale era che la Terra dapprima si solidificasse al centro e poi congelasse all'esterno. La prosecuzione logica dell’idea addusse alla conclusione che il raffreddamento e la contrazione influenzassero la più interna profondità della Terra. Quindi la contrazione, invece di essere limitata alle esterne 200 miglia, 0 pressoché, fosse profondamente distribuita ; e l’alto calore centrale andasse sempre passando verso l’esterno alla superficie. Tuttavia se l’idea che il pianeta si fosse sviluppato mediante l’aggregazione di frammenti fosse accettata, allora egli è presunto che il calore interno altresì si sviluppasse colle dimensioni crescenti del pianeta. La compressione interna aumentò ; il calore centrale aumentò con quella, e si diffuse dal centro all’esterno. Il calore quindi andò innalzandosi per tutto quel tempo che la compressione era sufficiente per gene¬ rare calore più rapidamente di quanto il pianeta lo perdeva. L’esame di questa teoria dimostra che negli stadi primitivi della storia di un pianeta come corpo solido, la temperatura di una buccia esterna di 800 miglia di spessore (0 profondità) (Km. 1280 circa), continuerebbe ad innalzarsi, mentre il nocciolo più interno (all’incirca uguale a quella per volume) darebbe