Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/367

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Successione geologica 343 del Nord, dove esse affiorano in parecchi luoghi an¬ ticamente descritti come aree di roccia Archeana. Nella Gran Bretagna esse forse possono venire iden¬ tificate con gli affioramenti nella foresta di Charnwood, di Anglesea, e dei colli di Malvern. Sir Archibald Geikie nella Scozia, identifica le arenarie Torridoniane, spesse pressoché 10.000 piedi (m. 3000), coll’era Pro- terozoica ; e nella Francia, in Spagna, nella Finlandia, nella Scandinavia, nell’India e nel Brasile, sono state ritrovate roccie che sono più antiche del Cambriano, ma ancora non sono da annoverarsi fra le più antiche di tutte le roccie. Il tentativo precedente di descrivere l’estensione delle roccie primitive, e le aree che si presume esse possano aver occupato, adduce ad una particolare at¬ titudine di riserva nel delimitare i continenti e gli oceani del tempo in cui le ultime formazioni venivano depositandosi. L’autorità la più comprensiva che possa essere seguita in codeste speculazioni è Suess (1). Suess, come noi abbiamo notato nel capitolo prece¬ dente, non è convinto della permanenza dei bacini degli oceani, e considera la presente distribuzione delle terre come datante da non prima del periodo medio od era Mesozoica. Le difficoltà che si oppongono al ricercatore sono principalmente quelle di ciò che noi denominiamo il Vecchio Mondo — un’espressione che ha un significato suo proprio nella storia geologica. « La faccia della Terra » di Suess. Trascurando per un momento l’era Paleozoica, che comincia col Cambriano e che termina col Permiano, e considerando il periodo Mesozoico che finisce colla li) « The Face of thè Harth >, op. cit.