Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/64

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Lo sviluppo di un pianeta 4b lava all'elevazione alla quale essa appare gelata nei crateri lunari. Affine di fare ciò le attrazioni terrestri avrebbero avuto da agire sopra una massa centrale di liquido igneo, mentre la crosta, attraverso alla quale scatu¬ riva il liquido, rimaneva rigida, non cedendo conside¬ revolmente. Se queste condizioni fossero state possibili, la lava senza dubbio sarebbe salita e discesa in ciascun giorno lunare — e quello può essere quasi altrettanto so¬ vente come a noi piaccia calcolarlo. Ma la crosta della Luna essendo allora cosi lungi dall’essere inflessi- bile, vi è ragione di credere che ben anche adesso, come la crosta della Terra, essa possa cedere all’at¬ trazione. Secondo il Prof. Shaler (1) le lave dei crateri vul- canoidi della Luna sono gelate a livelli eccessivamente svariati. Vi sono delle differenze di migliaia di piedi nei livelli dei fondi di crateri che sono prossimi assai l’uno all’altro; e queste «stazioni di riposo» che hanno durato abbastanza lungo tempo per permettere il congelamento della lava non hanno da essere spie¬ gate coll’ipotesi di una incessante attrazione assorbente di marea. Un modo di vedere ragionevole circa la su¬ perficie della Luna quando i suoi crateri erano in atti¬ vità, si è che essa fosse liquida all’interno con una crosta relativamente sottile. Non è punto necessario che la materia liquida sia stata della stessa sorta delle lave della Terra. Essa era probabilmente più tenace, più viscosa, con una maggiore quantità di pomice. Le forme assunte dalle lave che sono state spinte all’insù reggono bene a questo modo di vedere. (1) « A Comparison of thè Features of thè Earth and thè Atoon », di N. S. Shaler (« Smithsonian Contributions to Knowledge », Voi. XXXIV, pag. 31, 1903).