Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/181

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ella sapesse quanto ho sofferto in quella incertezza tremenda, quanto ho lottato contro la tentazione di rivelare tutto a lei, a lei che forse mi avrebbe aiutato e compatito un poco. Invece nascondevo la mia passione come un male vergognoso e mentivo, mentivo a Viviana, mentivo a lei, mentivo a tutti, finchè al momento dell’ultima menzogna ho perduto il mio coraggio e sono fuggito. Ma non ebbi colpa, è vero? Me lo dica lei ora, dopo tre anni, ch’io non ebbi nessuna colpa.

— Che ragazzo! — ella mormorò crollando il capo con un sorriso mite; — ha fatto male a non confidarsi a me; questo è certo.

E poichè il battello s’avvicinava alla riva e villa Claresi già appariva fra il verde, ella fece l’atto d’avviarsi all’uscita. Ma il giovine le porse la mano, afferrò la sua, la trattenne ancora un momento, le domandò con tutta l’anima nello sguardo:

— Mi permette di confidarmi adesso? Verrò domani da lei. Ho ancora tante cose da dirle, tante. E bisogna ch’io gliele dica.

Ella esitava a rispondere ed egli la incalzò di domande corrucciate.

— Non è libera ora? Di che ha paura? Mi disprezza ancora? Non mi crede? Sono un uomo d’onore e voglio darle la mia vita.

— Silenzio! — ella disse con un lieve ridere sommesso scendendo la scaletta seguita