Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/327

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con occhi scintillanti di fiero sorriso, — accanto all’intelligenza addormentata di Riccardo c’era il mio vigile amore per salvarti e per ricondurti a me. Furono alcuni mesi alquanto grigi, lo confesso, furono giorni di dubbio e ore di paura affannosa che tu provocavi, che tu alimentavi con una storditezza inconscia, ma talvolta quasi crudele. Ebbi la percezione esatta del pericolo quando Riccardo, che non ancora conosceva la sua giovine zia, entrò per la prima volta in casa nostra. Era qui di passaggio per alcuni giorni e vi rimase tre mesi godendo largamente della nostra ospitalità, sperando molto dalla tua benevolenza.

Egli si sapeva bello e si credeva conquistatore; possedeva infatti quella bellezza fatta di agile forza e di grazia istintiva che è propria degli animali giovani e che incanta quasi sempre le donne. Certo di piacerti, la faceva roteare dinanzi a te come la coda occhiuta di un pavone, ma guai se tentava d’accompagnare alla bella posa una bella frase!

Quel povero ragazzo non parlava se non per dire una sciocchezza, ma la diceva con una voce così insinuante e con una bocca così fresca che la sua stupidità passava quasi sempre inosservata. Per lui la parola non era mai una manifestazione dell’anima, oppure, come vuole Talleyrand, un.... paravento