Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/43

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l’opinione degli altri 33

vasa da un acuto profumo di lavanda non si scorgevano dapprima che i suoi capelli neri sparsi sul guanciale e la bocca e gli ocelli accesi dalla febbre. Ella gli tese languidamente una mano e gli accennò una poltroncina a piè del letto.

— Ferdinando è andato alla sua lezione, — gli susurrò, — ma prima di uscire mi ha detto: «Verrà Gustavo a tenerti compagnia».

Egli teneva fra le sue una di quelle sottili mani febbricitanti e non poteva parlare. Per la prima volta quella donna gli appariva diversa dalla sua piccola amica di un tempo, in quell’atteggiamento abbandonato di languore febbrile che gli era ignoto, con quella gran chioma sfatta nera ondulata che le affinava il viso e lo circondava di voluttuoso mistero.

Come gli sarebbe stato facile chinarsi nell’ombra e baciare quelle palme aride, all’improvviso, senza ch’ella le potesse sottrarre!

— Vorrei bere, — ella mormorò additando il bicchiere d’acqua e caffè ghiacciato che stava sul tavolino accanto. E queste parole ricondussero Gustavo alla realtà. Egli s’alzò e glie lo porse, sorridente e garbato come una infermiera, risedette a piè del letto e incominciò a discorrere con l’inferma a frasi brevi e rare per non affaticarla. Pensava intanto con un po’ di scherno per sè stesso alla