Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. II, 1929 – BEIC 1846262.djvu/101

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libro sesto ‐ cap. iii 95

che conduceva in Italia la Tramoglia, e agli ottomila svizzeri che si aspettavano e a’ soldati che erano in Gaeta, facevano il numero di mille ottocento lancie tra franzesi e italiane, e di piú di diciottomila fanti; oltre a’ quali si era mossa l’armata marittima molto potente, sotto monsignore di...: di maniera che si confessava per ciascuno non essere memoria che alcuno re di Francia, computato le forze preparate per terra e per mare e di qua e di lá da’ monti, avesse mai fatto piú potente e maggiore preparazione.

Ma non era riputato sicuro che l’esercito regio passasse Roma se prima il re non era sicuro del pontefice e del Valentino, avendo causa giustissima di sospettarne per molte ragioni e per molti indizi, e perché per lettere intercette molto prima di Valentino a Consalvo si era compreso essere stato trattato tra loro che se Consalvo espugnava Gaeta, assicurato in caso tale delle cose del regno, passasse innanzi con l’esercito, occupasse Pisa il Valentino, e che uniti insieme Consalvo ed egli assaltassino la Toscana: e perciò il re, passato giá l’esercito in Lombardia, faceva instanza grandissima che e’ dichiarassino per ultimo la mente loro. I quali se bene udivano e trattavano con tutti, nondimeno giudicando essere il tempo comodo a fare mercatanzia de’ travagli degli altri, aveano maggiore inclinazione a congiugnersi con gli spagnuoli; ma gli riteneva il pericolo manifesto che l’esercito franzese non cominciasse ad assaltare gli stati loro, e cosí, che avessino a cominciare a sentire danni e molestie donde disegnavano di conseguire premi ed esaltazione: nella quale ambiguitá permettevano che ciascuna delle parti soldasse scopertamente fanti in Roma, differendo il piú potevano a dichiararsi. Ma essendo finalmente ricercatine strettamente dal re, offerivano che il Valentino si unirebbe con l’esercito suo con cinquecento uomini d’arme e dumila fanti, consentendogli il re non solamente le terre di Giangiordano ma eziandio l’acquisto di Siena; e nondimeno quando s’approssimavano alla conclusione variavano dalle cose trattate, introducendo nuove difficoltá, come quegli che per potere, secondo la loro consuetudine,