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libro undecimo - cap. viii 255

VIII

Morte di Giulio II: giudizio dell’autore. Occupazione di Piacenza e di Parma da parte del viceré. Elezione di Leone X; sue promesse di benevolenza verso i cardinali scismatici. Magnifica incoronazione del nuovo pontefice.

In questa agitazione di cose e in tempi tanto gravi sopravenne la infermitá del pontefice, pieno (perché dall’avere ottenuto le cose desiderate non si diminuiscono ma si accrescono sempre i disegni) di maggiori voglie e concetti che forse fusse stato innanzi, per tempo alcuno. Perché aveva deliberato di fare, al principio della primavera, la impresa tanto desiderata di Ferrara; la quale cittá, essendo abbandonata da tutti gli aiuti, e dovendovi andare oltre alle genti sue l’esercito spagnuolo, si credeva avesse a fare piccola resistenza: aveva comperato secretamente, per prezzo di trentamila ducati da Cesare la cittá di Siena per il duca d’Urbino; al quale, per conservarsi intera la gloria d’avere pensato schiettamente alla esaltazione della Chiesa, non avea, da Pesero infuora, voluto mai concedere cosa alcuna dello stato ecclesiastico; conveniva prestare a Cesare quarantamila ducati, ricevendone in pegno Modena; minacciava i lucchesi che ne’ travagli del duca di Ferrara avessino occupato la Garfagnana, instando la dessino a lui; e sdegnato col cardinale de’ Medici per parergli che aderisse piú al re cattolico che a sé, e per conoscere di non potere disporre come si aveva presupposto di quella cittá, giá aveva nuovi disegni e nuove pratiche per alterare lo stato di Firenze: sdegnato col cardinale sedunense, perché di stati e di beni di diverse persone nello stato di Milano aveva attribuito a sé entrata di piú di trentamila ducati l’anno, gli aveva tolto il nome del legato e chiamatolo a Roma: aveva, acciò che le cose del duca di Urbino in Siena, per la intelligenza de’ vicini, fussino piú stabili, condotto di nuovo Carlo Baglione, per cacciare Giampaolo di Perugia congiuntissimo di affinitá co’ figliuoli di Pandolfo Petrucci, successori della grandezza