Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. III, 1929 – BEIC 1846967.djvu/341

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libro duodecimo - cap. ix 335

proseguire la impresa destinata, lo ricercò che volesse dichiararsi in suo favore, riconfermando l’offerte prima fatte e affermando che, escluso dalla sua congiunzione, accetterebbe da Cesare e dal re cattolico le condizioni giá recusate. Riducevagli in considerazione la potenza del regno suo, la confederazione e gli aiuti promessigli da’ viniziani; essere allora piccole in Italia le forze di Cesare e del re d’Aragona, e l’uno e l’altro di questi re bisognosissimo di danari, e impotenti a pagare i soldati propri non che a fare muovere i svizzeri; i quali, non pagati, non scenderebbono de’ monti loro: non desiderare altro tutti i popoli di Milano, poi che avevano provato il giogo acerbo degli altri, che di ritornare sotto lo imperio de’ franzesi: né avere cagione il pontefice di provocarlo a usare contro a lui inimichevolmente la vittoria, perché la grandezza de’ re di Francia in Italia e la sua propria essere stata in ogni tempo utile alla sedia apostolica, perché contenti sempre delle cose che di ragione se gli appartenevano, non avere mai, come avevano tante esperienze dimostrato, pensato a occupare il resto di Italia: diversa essere la intenzione di Cesare e del re cattolico, che mai avevano pensato se non, o con armi o con parentadi o con insidie, di occupare lo imperio di tutta Italia, e mettere in servitú, non meno che gli altri, la sedia apostolica e i pontefici romani, come sapeva tutto il mondo essere antichissimo desiderio di Cesare: però provedesse in uno tempo medesimo alla sicurtá della Chiesa alla libertá comune d’Italia e alla grandezza della famiglia sua de’ Medici; occasione che mai arebbe né in altro tempo né con altra congiunzione che con la sua. Né mancavano al pontefice, in contrario, efficacissime persuasioni di Cesare e del re d’Aragona, perché si unisse con loro alla difesa d’ ltalia; dimostrandogli che se, congiunti insieme, avevano potuto cacciare il re di Francia del ducato di Milano, erano molto piú bastanti a difenderlo da lui; ricordassesi dell’offesa fattagli l’anno passato, d’avere, quando l’esercito suo passò in Italia, mandato danari a’ svizzeri, e considerasse che, se il re ottenesse la vittoria, vorrebbe in uno tempo e