Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/139

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libro quartodecimo - cap. x 133

dena, per difesa di quella terra e di Reggio contro al duca di Ferrara: il quale, uscito dopo la morte di Lione in campagna, con cento uomini d’arme dumila fanti e trecento cavalli leggieri, e ricuperato per volontá degli uomini il Bondino e il Finale e la montagna di Modena e la Garfagnana e, con piccola difficoltá, Lugo, Bagnacavallo e l’altre terre di Romagna, era andato a campo a Cento.

A Piacenza restorono i svizzeri del cantone di Zurigo; da’ quali, per non si volere separare, non si potette impetrare che mille di loro andassino alla guardia di Parma: la quale cittá essendo restata quasi sprovista, dette animo a Lautrech, che con seicento lancie e dumila cinquecento fanti era in Cremona, di tentare di ripigliarla; stimolandolo massime a questo Federigo da Bozzole, il quale per avere notizia particolare di quelle cose aveva credito grande in questa materia. Però fu disegnato che Buonavalle con trecento lancie, e Federigo e Marcantonio Colonna, l’uno con fanti soldati da’ franzesi l’altro con fanti de’ viniziani, in numero in tutto cinquemila, assaltassino allo improvviso quella cittá; dove erano settecento fanti italiani e cinquanta uomini d’arme del marchese di Mantova, il popolo bene disposto alla divozione della Chiesa ma male armato, e invilito per la memoria de’ franzesi e delle acerbitá usate da Federigo, e quella parte della cittá che era stata battuta dal campo della Chiesa, con le mura ancora per terra senza esservi stata fatta restaurazione alcuna. Aggiugnevasi la vacazione della sedia apostolica, per la quale gli animi de’ popoli sogliono vacillare e i governatori attendere piú alla propria salute che alla difesa delle terre, non sapendo per chi aversi a mettere in pericolo. Con questi fondamenti adunque, mandate di notte le fanterie de’ franzesi giú per il fiume del Po insino a Torricella, dove si unirono con loro le genti d’arme venute da Cremona per terra, ed essendo state condotte da Cremona molte barche, passorono la notte il Po a Torricella propinqua a Parma a dodici miglia; con ordine che Marcantonio Colonna, con le fanterie viniziane le quali erano alloggiate in su Oglio, le seguitasse: il che avendo presentito