Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/141

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libro quartodecimo - cap. x 135

avuti da’ contadini fuggiti del paese, venire artiglierie grosse: donde impauriti maravigliosamente, e molto piú perché, avendo Federigo preso nel contado alcuni cittadini e fattigli destramente, da certi rebelli parmigiani che erano seco, empiere di opinione che con Marcantonio e co’ franzesi veniva gente molto grossa e con artiglierie, gli aveva lasciati andare in Parma; dove, avendo riferito cose assai sopra al vero delle forze degli inimici, empierono il popolo tutto di tanto spavento che non solo nella moltitudine per tutte le contrade, ma nel consiglio loro e in quegli magistrati che avevano la cura delle cose della comunitá, si cominciò apertamente a pregare il governatore che, per liberare sé e i soldati suoi dal pericolo di restare prigione e la cittá dal pericolo di essere saccheggiata, consentisse che si accordassino: a che resistendo il governatore con le ragioni e co’ prieghi, e consumandosi il tempo in dispute, si accrebbe nuova difficoltá, perché essendo il tempo di dare la paga, i fanti, sollevati, facendo segno di volere uscirsi della cittá, tumultuavano. Ottenne nondimeno il commissario, con molte persuasioni, dalla cittá che provedessino a una parte de’ danari, i quali avendo prima promessi si erano raffreddati, dimostrando che questo farebbe, in ogni partito che e’ pigliassino, giustificazione non piccola per ogni tempo co’ pontefici futuri: co’ quali danari quietò, il meglio si potette, il tumulto. Donde e nel popolo si augumentava il timore, e i soldati, vedendo che per essere pochi restavano a discrezione loro e intendendo vacillare gli animi di tutta la cittá, ridotti in gravissimo sospetto di non essere in uno tempo medesimo assaltati di dentro e di fuora, arebbono desiderato piú presto che di accordo si arrendesse la terra, capitolando la salvazione loro, che stare in questo pericolo.

Nel quale stato delle cose ridotte a non piccola strettezza fu molto necessaria la costanza del governatore; il quale, ora assicurando i soldati dal pericolo comune a lui con loro ora confortando i principali della terra congregati tutti in consiglio e disputando con loro, dimostrava essere vano il timore, per avere egli certezza che gli inimici non conducevano artiglierie