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218 storia d'italia

Alessandria dugento lancie e cinquemila fanti, stava fermo, con ottocento lancie, ottomila svizzeri (a’ quali pochi dí poi se ne aggiunsono piú di tremila altri) e con quattromila fanti italiani e dumila tedeschi; né ancora esausto di vettovaglie, perché n’avevano nell’esercito e ne’ luoghi vicini copia per due mesi. Impossibile era l’assaltargli, senza grandissimo pericolo, in alloggiamento tanto forte. Però gli imperiali, avendo piú volte tentato di passare il Tesino, per interrompere che da quella parte non passassino vettovaglie, per insignorirsi delle terre tenevano di lá dal Tesino e per impedire che venendo soccorso di Francia non si unisse con loro, ma soprastando per timore che Milano non restasse in pericolo, finalmente deliberorno di passare, giudicando che per la confidenza che avevano nel popolo milanese non fusse necessario molto presidio di soldati. Però ritornò il duca a Milano e con lui Giovanni de’ Medici, e vi restorno seimila fanti. Cosí passorno, il secondo dí di marzo, il fiume del Tesino sotto Pavia, in su tre ponti: alloggiò la battaglia a Gambalò, il resto dello esercito nelle ville vicine. Per la passata de’ quali, l’ammiraglio mandò subito Renzo da Ceri alla guardia di Vigevano; e temendo di non perdere quella terra e gli altri luoghi di Lomellina, i quali perduti sarebbe restato quasi assediato, passò egli, a’ cinque dí, con tutto lo esercito, lasciati a Biagrassa cento cavalli e mille fanti, e alloggiò la vanguardia sua intorno a Vigevano, la battaglia a Mortara a due miglia di Gambalò, dove era il viceré; nel quale alloggiamento, molto sicuro, aveva comode le vettovaglie, perché avevano sicura la strada di Monferrato, Vercelli e Novara, e le vettovaglie venivano di terra in terra, tutte vicine l’una a l’altra e quasi per condotto. Presentò l’ammiraglio, due dí continui, la battaglia agli inimici; i quali, benché si conoscessino superiori di numero e di virtú di soldati, recusorno di farla, non volendo mettere in pericolo la speranza del vincere quasi certa, perché per lettere intercette aveano presentito che a essi cominciavano a mancare danari.

Passato che ebbe l’esercito imperiale il Tesino, il duca di