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libro decimonono - cap. xi 259

XI

Pace di Barcellona fra il pontefice e Cesare; le condizioni della pace e gli accordi presi. Pace di Cambrai fra il re di Francia e Cesare; le condizioni della pace; contegno del re verso gli ambasciatori dei collegati.

Cosí posate l’armi quasi per tutta Italia, per due rotte ricevute, nella estremitá di quella, da’ franzesi, i pensieri de’ príncipi maggiori erano volti agli accordi. De’ quali il primo che successe fu quello del pontefice con Cesare, che si fece in Barzalona, molto favorevole per il pontefice; o perché Cesare desiderosissimo di passare in Italia, cercasse di rimuoversi gli ostacoli, parendogli avere per questo rispetto bisogno dell’amicizia del pontefice, o volendo, con capitoli molto larghi, dargli maggiore cagione di dimenticare l’offese avute da’ suoi ministri e dal suo esercito. Che tra il pontefice e Cesare fusse pace e confederazione perpetua, a mutua difensione; concedesse il pontefice il passo, per le terre della Chiesa, all’esercito cesareo se volesse partire del regno di Napoli: Cesare, per rispetto del matrimonio nuovo e per la quiete di Italia rimetterá in Firenze i nipoti di Lorenzo de’ Medici nella medesima grandezza che erano innanzi fussino cacciati; avuto nondimeno rispetto delle spese fará per la detta restituzione, come tra il papa e lui sará dichiarato: curerá, il piú presto si potrá, o con le armi o in altro modo piú conveniente, che il pontefice sia reintegrato nella possessione di Cervia e di Ravenna, di Modena di Reggio e di Rubiera, senza pregiudicio delle ragioni dello imperio e della sedia apostolica: concederá il pontefice, riavute le terre predette, a Cesare, per rimunerazione del beneficio ricevuto, la investitura del regno napoletano, riducendo il censo dell’ultima investitura a uno cavallo bianco per ricognizione del feudo; e gli conceda la nominazione di ventiquattro chiese cattedrali, delle quali erano in controversia, restando al papa la disposizione delle chiese che non fussino di padronato, e degli altri benefici: il