Pagina:Guida d'Udine.djvu/30

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26 GUIDA

però non è di lui, ma è di Giuseppe Morelli ornatista vivente, stabilitosi in Udine. Dalle iscrizioni, che apposte trovansi alle medesime, risulta avere avuto il suo termine nel 1790. Nella terza sacrestia stanno in deposito consegnati dalla città ai canonici, i quadri del Pordenone e del Grassi, che formavano la cantoria degli organi1, ma dessi, come si disse, son restaurati. Passando ora al coro d’inverno, veggonsi dalle preziose antiche tavole, che adornavano il vecchio duomo colle imprese del beato Bertrando. Fra queste una ve n’ha rarissima di Domenico da Tolmezzo colla Vergine, ed alcuni santi2. Uscendo adesso dalla chiesa, è degna d’essere osservata la vetustissima porta maggiore, tutta adorna di sculture, cui per bizzarro contrasto aggiunte stanno le due altre licenziosissime e barbare porte. L’una delle due laterali, che danno entrata sotto agli organi, scolpita tiene l’immagine della Madonna, opera unica di Carlo da Udine3.

Resta ora da esaminarsi il campanile. Si cominciò esso ad erigere l’anno 1442. da Cristoforo da Milano artefice di vaglia4. La pianta è esagona, ed è così grande il principio, e sì massiccie ne sono le fondamenta, che minacciava di vincere in altezza il vicino castello, e di alzarsi al cielo, quanto la torre

    patriarca Popone, cui si legge un diploma. Viene per sesto il beato Bertrando, che dispensa l’elemosina ai poveri; ed i due ultimi mostrano il patriarca Barbaro tenente un sinodo provinciale; e la soppressione del patriarcato.

  1. Storia 197. 237.
  2. Idem. 169.
  3. Idem. 160.
  4. Doc. VIII. a