Pagina:Guida della città e provincia di Bergamo.djvu/18

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lana, di tele, e di carta, mulini all’anglo-americana, forni e fucine di ferro, magli ecc.

Il numero dei negozj, fabbriche, opificj ed officine diverse della Provincia nel 1852 ascendeva a 9,445; staccatagli la Valcamonica, e scemato il numero delle filande e dei filatoj si possono calcolare a più di 9000, ancor oggi.

Seta. — Miglioratasi in questi ultimi anni la sorte dell’allevamento dei bachi, il prodotto dei bozzoli si venne d’anno in anno avvicinanando alla quantità che raccoglievasi prima dell’invasione dell’atrofia. Allora con due milioni e mezzo di gelsi che davano circa 600 mila quintali di foglia si nutrivano tanti bachi da averne 25 mila quintali di bozzoli; dei quali buona quantità, come allora anche adesso viene esportata alle filande milanesi e comasche; e i filandieri in luogo ne importano dal Veronese, Bresciano, Cremonese. L’industria della seta è estesa per quasi tutta la Provincia. Nel 1852 esistevano, fuori la Valcamonica, 368 filande con 7,534 baccinelle; ora esse superano di molto le 200; ma le baccinelle sono quasi allo stesso numero. Ogni anno aumentano le filande a vapore e quelle a fuoco con nuovi sistemi adatti alla industria di limitata produzione. Tra queste e quelle a vapore sono oramai più di 30, con 2,000 baccinelle.