Pagina:Guido Carocci I dintorni di Firenze 01.djvu/176

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142 I DINTORNI DI FIRENZE.

a Filippino Lippi, un Gesù Crocifisso fra S. Chiara e S. Maria Maddalena, opera di Pietro Berrettini da Cortona, una tela di Simone Pignoni raffigurante S. Francesco che riceve le stimate. In una stanza che serve d’accesso al convento è un bassorilievo Robbiano rappresentante il Presepio ed in sagrestia si conserva un banco con intagli ed intarsi, opera pregevolissima della prima metà del XVI secolo 1.

Nell’interno del convento è un semplice e caratteristico chiostro del XIII secolo appartenente al primitivo edifizio monastico edificato in questo luogo.

La Rocca o Acropoli fiesolana. — Abbiamo già detto come sul poggio di S. Francesco esistesse l’acropoli della città etrusca e romana che si estendeva fino alla chiesa di S. Alessandro. Negli scavi praticati in differenti epoche si sono trovate le tracce di varie cinte di mura che la rendevano inespugnabile e resti di queste mura si veggono tuttora nelle parti sotterranee del convento di S. Francesco. È da aggiungersi ancora che scavando dalla chiesa di S. Alessandro, dove fu notoriamente un tempio pagano, si scoprirono anche di quelle buche o favisse dove si suolevano gettare le ceneri e gli altri avanzi dei sacrifizj. La rocca di Fiesole servi di fortilizio a guardia della città e della sottoposta valle del Mugnone a tempo de’ romani e nel basso medioevo; poi tutto fu abbandonato e distrutto, sicché oggi non si trovano tracce dell’imponente costruzione altro che scavando il suolo ridotto a bosco ed a coltivazione.

Scavi e ruderi dell’antica Fiesole. — Nell’ampio podere chiamato fin da tempo remoto le buche delle fate e che faceva parte del patrimonio del Capitolo della cattedrale fiesolana, si trovano i ruderi più importanti e meglio conservati di alcuni fra i più grandiosi edifizj de’ tempi



  1. Nel sotterraneo del convento è una cappella che si dice la tomba la quale fu di patronato della famiglia Portigiani. Un’iscrizione a caratteri gotici dice che la cappella fu fondata da Gio. di Bartolommeo Portigiani nel 1114; ma evidentemente si tratta di una iscrizione apocrifa collocatavi forse nel 1603, quando Giulio Portigiani fece restaurare cotesta cappella.