Pagina:I Malavoglia.djvu/211

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 201 —

marito e moglie, e quando la frittata sarà fatta, vostro padre dovrà dir di sì per forza. Già non ha altri figliuoli, e la roba non sa a chi lasciarla.

— Che gente, eh! — cominciò a strillare lo zio Crocifisso, dimenticandosi che era sordo. — Quella strega ha il diavolo che la pizzica sotto la gonnella! E dire che tengono la medaglia della Madonna sul petto! Bisognerà dirlo a padron Fortunato, bisognerà! Siamo galantuomini o no? Se padron Fortunato non sta in guardia, quella strega di mia nipote gli fa il tiro di rubargli il figlio, poveretto! E correva per la strada come un pazzo.

— Mi raccomando, non dite che li ho visti io! — gridava Piedipapera andandogli dietro. — Non voglio mettermi in bocca a quella vipera di vostra nipote.

Lo zio Crocifisso in un attimo mise sottosopra tutto il paese, che voleva mandare perfino le guardie e don Michele a mettere sotto custodia la Vespa; la quale, infine, era sua nipote, e doveva pensarci lui; e don Michele era pagato per questo, per guardare gli interessi dei galantuomini. La gente si divertiva a veder padron Cipolla correre di qua e di là anche lui con tanto di lingua fuori, e ci aveva gusto che quel bietolone di suo figlio Brasi fosse andato a cascare nella Vespa, mentre pareva che per lui non fosse buona nemmeno la figlia di Vittorio Emanuele, chè aveva piantato la Malavoglia senza dire: vi saluto!

Mena però non s’era messa il fazzoletto nero, quando Brasi l’aveva piantata; anzi ora tornava a can-