Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/314

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I Nibelunghi 673

Recavan spade acute, anche alle braccia
Ampi scudi e lucenti. E ciò vedea
Di giga il suonator (grave rancura
210Gli fu cotesta), e Giselhèr garzone
Vedea pur anco, la celata avvinta,
Lo suocero avanzar. Come potea
Intendere Gislhèr che altro pensasse,
Fuor che tutto d’onesto, il vecchio prence?
215Però fu l’alma del nobil signore
E giovinetto veramente lieta.
     Oh! me beato per cotanto amico,
Disse Gislhero cavalier, che in questo
Viaggio nostro ci acquistammo! Noi
220Qui, per la sposa mia, buon frutto assai
Avremo intanto, e m’è cagion di gioia
Che facciansi, in mia fè, le nozze mie!
     Io non so di che mai vi confortate,
Disse di giga il suonatore. Oh! dove,
225Oh! dove mai, perchè tregua si faccia,
Venir vedeste voi con gli elmi avvinti
Tanti guerrieri, e portar nelle mani
Le spade ancora? Sopra noi desìa