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104 I Vicerè

di qualche ricco fattore.... Il dissidio fu quindi violento. Già donna Ferdinanda, acquistato lo stabile dei Calasaro, era andata via dal palazzo Francalanza e aveva messo casa, continuando a squartar lo zero ma pagandosi il lusso della carrozza. I legni erano due vecchi trespoli comprati per pochi ducati ma decorati dello stemma di casa Uzeda; i cavalli, due magre bestie a cui ella dava in pasto un po’ di paglia del Carrubo, un pugno di crusca e la verdura marcita. Il cocchiere, oltre al servizio della stalla e della scuderia, faceva da cuoco e da staffiere. I sarcasmi della principessa eran divenuti, per tutto questo, naturalmente più aspri; e adesso la zitellona teneva fronte alla cognata. Ricca com’era di quattrini e come si credeva di senno, donna Ferdinanda pretendeva che le facessero la corte e la tenessero da conto; mentre prima, stando insieme coi parenti, era rimasta indifferente ai loro affari, voleva ora, lontana, ficcare anche lei il naso in tutte le quistioni di famiglia. Invece, la principessa non tollerava nè protezione nè imposizioni; quindi liti ogni giorno. Da un’altra parte don Blasco, esasperato per la fortuna della sorella, perdette il lume degil occhi vedendo costei fargli la concorrenza nella sua parte di critico minuto e di giudice infallibile; la zitellona, viceversa, gli disse il fatto suo per la vita scandalosa che conduceva; e un giorno, a proposito d’una certa balia da prendere per il principino, siccome a donna Ferdinanda il latte di costel pareva sospetto, mentre don Blasco lo dichiarava di prima qualità ― le male lingue dicevano che aveva ragione di conoscerlo ― fratello e sorella vennero quasi alle mani: chetati a fatica dal nipote Giacomo, non si parlarono mai più. Il più strano era che, non parlandosi mai, evitandosi come la peste, essi soil, in quella casa, vedevano le cose a un modo e in tutto esprimevano eguali opinioni. Come don Blasco aveva gettato fuoco e fiamme contro il matrimonio di Raimondo, così donna Ferdinanda era diventata una vipera. Non solamente quella bestia della cognata proteggeva il terzogenito in